La Raggi chiede; L'Acea risponde. Tutto risolto? Nemmeno per sogno e siamo solo all'inizio della prima battaglia della grillina contro i poteri forti della capitale. Alla lettera inviata dall'avvocato pentastellato e postata sui social, dove si chiedevano chiarimenti in merito alle nuove nomine della società romana e relativi curricula a soli tre giorni dall'avvenuto ballottaggio delle elezioni amministrative, la potente multiservizi comunale, con una vaghezza da telegramma di altri tempi, reagisce pubblicando queste righe: "non si tratta di nomine ma solo di incarichi temporanei, senza alcun costo, in attesa di nuove disposizioni".

Non una menzione ai motivi della citata temporaneità, né alcuna prova documentata che avvalori la presunta decisione aziendale di ricorrere a tale provvisorietà, né tantomeno l'ombra di un curriculum vitae dei diretti interessati.

Se a ciò si aggiunge l'incertezza paventata che si deduce dalla detta "attesa", la sindaca ha tutti i diritti di proseguire con una controreplica in nome della doverosa trasparenza, sia per l'amministrazione del Campidoglio e soprattutto per i cittadini contribuenti.

Il tono saccente e la forma stringata dell'insufficiente spiegazione chiariscono una volta di più quale sia la potenza autoproclamata di una fetta storica dell'apparato energetico della capitale spesso nell'occhio del ciclone. Nulla da eccepire o quasi se si trattasse di una società per azioni sana e credibile. Peccato che Acea SpA deve 9 milioni di euro ad oltre 60 comuni del Sangro dato che non ha mai versato i sovra-canoni BIM, ossia la somma che ricompensa il sacrificio dei paesi montani ad avere sul proprio territorio dighe e opere di presa.

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Se si passa poi all'indebitamento totale della utility, c'è solo da piangere: 2,089 miliardi di euro (fonte Milano Finanza) la cifra debitoria complessiva. È pertanto moralmente auspicabile che il board societario assuma posizioni di dialogo costruttivo, senza isolarsi nella propria nicchia autoritaria nella quale da tempo immemore sguazza a suo piacimento. In questo caso è bene che ci si renda conto delle gravi mancanze perpetrate e soprattutto del fatto che di fronte non ci siano stavolta accomodanti politici, ma strenui difensori dell'onestà e della verità a tutela dei bistrattati consumatori. La speranza è l'ultima a morire.