A diffondere la notizia è stata l'Agenzia Dire: nonostante la vigilanza dell'Anac e una gara di appalto indetta da Ama di 188mln di euro, venerdì 21 settembre all'apertura delle buste non è pervenuta nessuna proposta. Scopo del bando era trovare soggetti disposti a smaltire 1,2 tonnellate di rifiuto indifferenziato.

Gara d'appalto deserta

Non migliora dunque la situazione dello smaltimento rifiuti a Roma soprattutto da quando venerdì 21 settembre, all'apertura delle buste, non è giunta nessuna proposta.

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Non si spiega come mai l'offerta non abbia interessato nessuno nonostante la gara d'asta da 188 milioni bandita da Ama sembrasse più che allettante. Il bando prevedeva lo smaltimento dei rifiuti provenienti dai Tmb di Salario e Rocca Cencia, più volte al centro di polemiche per l'emissione di miasmi. Oggi il non differenziato viene spedito in alcuni impianti presenti nel Lazio, nei due impianti del Colari e in alcuni paesi europei, soprattutto Austria.

Problema rifiuti dopo la chiusura di Malagrotta

Per capire come mai Roma non riesca a smaltire i rifiuti che giornalmente vengono abbandonati dai cittadini, diventando cibo prediletto per gabbiani e cinghiali, occorre fare un passo indietro. Con la chiusura nel 2013 di Malagrotta i rifiuti della Capitale vengono smaltiti in quattro Tmb: due appartenenti al gruppo Colari e due all'Ama ossia Salario e Rocca Cencia. Quando la quantità è in eccedenza, gli scarti vengono spediti negli inceneritori austriaci e tedeschi.

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Gli accordi, precari, mettono però in seria difficoltà la raccolta dei rifiuti. Difatti il problema principale è la lenta operazione di svuotamento delle vasche degli impianti e di conseguenza il ritardo si ripercuote anche nello scarico di immondizia da parte dei camion, i cui giri di raccolta non vengono portati a termine provocando enormi accumuli di spazzatura nei cassonetti e negli angoli delle strade.

Cosa prevedeva la gara d'appalto

Questa volta la gara era abbastanza importante, difatti per evitare di nuovo un flop, come quello successo a marzo, la municipalizzata aveva pensato di alzare l'asticella di offerta e da 105mln di euro dello scorso appalto era passata a 188mln di euro.

Massimo Bagatti, direttore operativo dell'Ama ha spiegato che il bando prevedeva di allocare l'indifferenziato in base alle necessità aziendali. Nella gara veniva posta l'esigenza di considerare più flussi, che avrebbero interessato gli scarti e il non differenziato, in modo da esulare dal lavoro i Tmb. Ora che anche questa gara non ha avuto l'esito sperato, si presenta nella Capitale di nuovo un problema rifiuti, soprattutto perchè gli accordi con le altre regioni sono temporanei.

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Senza una soluzione veloce e rapida, l'emergenza rifiuti potrebbe diventare un serissimo problema.

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