Lo studio è stato effettuato da un gruppo di ricercatoridell'Università di Pisa ed è stato coordinato da Pietro Pietrini. I risultatidella ricerca sono stati pubblicati sulla rivista, Frontiers in HumanNeuroscience. Secondo lo studio, che ha effettuato verifiche attraverso la risonanzamagnetica, per visualizzare appunto le attività del cervello, quando si perdonasi produce un livello di sollievo.
I soggetti sottoposti alla risonanza magnetica, dovevano immaginare scene dolorose, come un tradimento del proprio partner, oppure immaginare di vendicarsi, quindi rammarico e rabbia, come sentimenti predominanti. Quindi il risentimento è il sentimento che guidava questo gruppo di immagini.Le capacità di immaginare invece qualcosa di diverso, rispetto al risentimento, sarebbe stato il perdono, che dà un punteggio delle capacità immaginate elevate. Il perdono è anche un principio ispirato dalla religione, così commenta Pietrini. Perdonare chi si è comportato male nei nostri confronti ed augurare il bene alla stessa persona che ci ha fatto soffrire, provoca la nascita di minor sintomi di depressione e dona benessere.
Chi offende dovrebbe essere perdonato. Questo è anche ciò che pensa lo psicologo Robert D. Enright dell'Università del Wisconsin. La virtù del perdono fa bene all'anima e al corpo. Lo studio va a scandagliare il cervello e le aree del processo cognitivo, che possono far superare determinati stati emotivi, considerando l'episodio come positivo e non negativo.
Per imparare l'arte del perdono occorre però allenarsi. Gli scatti d'ira provocano aritmie cardiache, aumento della pressione sanguigna. Tutti questi sintomi sono collegati direttamente al rancore.
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