Il pacemaker è un dispositivo progettato per trattare brachicardie del battito cardiaco lento, permettendo di aumentare il battito al fine di soddisfare le richieste di ossigeno del corpo umano. Questo dispositivo è un piccolo involucro di metallo contenente un circuito elettronico e una batteria. Ha il compito di monitorare costantemente il cuore, e inviare un impulso elettrico in grado di stimolare il muscolo cardiaco, qualora il ritmo risultasse rallentato o irregolare. Quando parliamo di pacemaker, ci riferiamo a un sistema di pacing composto da tre parti: un generatore d'impulsi (cuore del pacemaker) di metallo, contenente un circuito elettronico e una batteria.

Un elettro catetere (filo isolato), che conduce l'impulso elettrico dal pacemaker al cuore, per regolarizzare la frequenza cardiaca. Il terzo componente (che non viene impiantato nel corpo umano) è il programmatore, un computer speciale, situato presso l'ospedale o la clinica dov'è stato operato il paziente. L'infermiere o il medico utilizza questo computer per monitorare il funzionamento del pacemaker, e se lo ritiene necessario, ne regola le impostazioni.

Potrebbe essere proprio un gene a mandare definitivamente in pensione il pacemaker utilizzato fino ad ora. In futuro si prevede che il corpo umano si auto riparerà da solo, grazie al trapianto di geni. La ricerca è stata compiuta su alcuni maialini da laboratorio, affetti da un completo blocco cardiaco.

Mediante un catetere (procedura poco invasiva) alle cavie, è stato iniettato il gene TBX18, e già dopo un paio di giorni si è notato che il gene aveva raggiunto il cuore, aumentando il battito cardiaco, e che il ritmo era rimasto costante nei successivi 14 giorni di monitoraggio, rispetto a maialini non trattati.

Questa tecnica mini-invasiva ha dimostrato che il trapianto del gene aveva stimolato le cellule staminali del cuore a differenziarsi e diventare un pacemaker biologico in grado di controllare il ritmo cardiaco in modo efficiente. La ricerca è stata sviluppata presso il Cedars-Sinai Heart Institute di Los Angeles e pubblicata su Science traslation medicine, Il coordinatore del gruppo di ricerca Eduard Marbon, spiega: "E' la prima volta che si è riusciti a creare un pacemaker biologico, e riprogrammare le cellule cardiache, di animali viventi, in grado di curare in modo così efficiente una patologia simile.

I risultati ottenuti, tra tre anni circa, potrebbero portare a sperimentazioni su esseri umani, con problemi di ritmo cardiaco lento e che soffrono di effetti collaterali, come infezioni provocate dal pacemaker trapiantato, o addirittura, ad aiutare i bambini con malformazioni cardiache congenite ad avere un'aspettativa di vita migliore".