Dalla mozzarella di bufala all'olio d'oliva, dal latte al pane, dal pesce alle conserve: dai tanti controlli effettuati dagli uomini del Nas sui prodotti alimentari in tre anni, uno su tre presenta anomalie o non conformità a norma di legge. In lieve calo rispetto agli anni precedenti. A riferirlo, oggi, il Comandante del Comando Carabinieri per la tutela della Salute Claudio Vincelli, durante l'audizione presso la Commissione Agricoltura del Senato nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulle frodi nel settore alimentare.

La Coldirettiè sulpiede di guerra: "indicare obbligatoriamente l'origine del prodotto in etichetta".

Irregolarità in discesa.In merito ai numeri del triennio 2013-2015, aggiornati al termine della stagione 2015, ogni anno gli uomini del comando divisi in 38 nuclei territoriali hanno effettuato in media 39 mila controlli e le anomalie rispetto ai controlli si aggirano per tutti e tre gli anni tra il 33% e 34%.

Viste le numerose verificheda parte del Nas, "possiamo dire che le irregolaritàsono drasticamente diminuite". A riferirloè proprioil Comandante del Nas Claudio Vincelli, durante l'audizione in Commissione Agricoltura del Senato, aggiungendo che'la consapevolezza dell'attività di controllo svolta, produce effetti favorevoli nella direzione di produzioni serie e corrette". "Il panorama delle anomalie è variegato", spiega ancora Vincelli, "e vede situazioni di contraffazione ordinaria con sistemi precisi affiancate da interventi più raffinati e complessi da individuare".

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Coldiretti incalza: "Obbligare l'indicazione di origine in etichetta"

"Di fronte a questa escalation di truffe e inganni per salvare il Made in Italy, non c'è più tempo da perdere e occorre rendere subito obbligatoria l'indicazione di origine in etichetta per tutti i prodotti lattiero caseari, garantendo così la trasparenza dell'informazione e la salute del consumatore", ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo.

Sono questi i comportamenti, evidenzia la Coldiretti, " che provocano una deformazione del mercato, affliggono i prezzi pagati agli allevatori italiani e causano la chiusura degli allevamenti".

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