Due sentenze, arrivate a pochi mesi di distanza l'una dall'altra, sono più che sufficienti per lanciare l'allarme su uno dei prodotti più utilizzati nelle nostre case: il borotalco, realizzato dalla nota azienda multinazionale statunitense Johnson & Johnson, sarebbe cancerogeno e provocherebbe il cancro alle ovaie.

Una notizia che in poche ore ha fatto il giro del mondo e messo in allarme i numerosi consumatori che fanno uso dei prodotti dell'azienda.Insomma, in poco più di due mesi sono stati messi in dubbio anni di lavoro e di ricerca sul talco ed i prodotti di cosmesi in generale.

Le due sentenze

Come dicevamo in precedenza, sono ben due le sentenze che lanciano l'allarme sulle conseguenze che un utilizzo prolungato del borotalco può avere sulla salute umana.La prima condanna la casa farmaceutica statunitense l'ha ricevuta lo scorso mese di febbraio, quando è stata condannata al risarcimento del danno di 72 milioni di dollari (circa 65 milioni di euro) a favore dei familiari di una donna deceduta.

La donna, Jackie Fox, sarebbe morte a causa di un tumore alle ovaie, procurato dal massiccio utilizzo dei prodotti dell'azienda.Solo un caso? Nulla di tutto questo, visto che a distanza di pochi mesi è arrivata la seconda sentenza di condanna al risarcimento del danno, sempre per un tumore alle ovaie.

La vittima questa volta è una donna di 62 anni, Gloria Ristesund: in questo caso la Johnson & Johnson è stata condannata a 55 milioni di dollari (circa 48 milioni di euro) di risarcimento danni.Inoltre, va precisato che, oltre a questi due casi clamorosi, ci sarebbero oltre 1000 cause che penderebbero sulla società farmaceutica.

La difesa dell'azienda

Per ora l'azienda si è difesa, ribadendo la bontà del proprio prodotto e sottolineando che ricorrerà nelle sedi opportune.Per la casa farmaceutica statunitense non sarebbe stato dimostrato da un punto di vista scientifco alcun collegamento tra il consumo del proprio prodotto e l'insorgere del tumore alle ovaie.

Inevitabilmente questa notizia fa riflettere e solleva ancora una volta la questione della mancanza di controlli sui prodotti delle case farmaceutiche.