L’analisi di numerosi studi clinici per il trattamento dell’ipercolesterolemia familiare ha dimostrato che, per ottenere una riduzione significativa del colesterolo totale e LDL nel sangue, è necessario intervenire su più fronti.

Prima di tutto, una dieta bilanciata, contenente circa il 30% dei grassi, prevalentemente mono e polinsaturi omega 3 (semi oleosi e pesce, olio di oliva, di mais, di soia) e ricca di fibre solubili provenienti da frutta, verdura, orzo, crusca d’avena e di riso, aglio e cipolla.

Nei casi in cui la dieta ha fallito il raggiungimento di un assetto lipidico accettabile, un’integrazione con fibre solubili (psillio, gomma di guar idrolizzata), omega 3 (DHA e EPA) e fitosteroli (steroli/stanoli) ha evidenziato la diminuzione dei livelli di colesterolo.

Infine, quando è stato necessario, si è ricorsi ad una terapia farmacologica efficace e sicura, sia negli adulti che nei bambini, a base di ezetimibe, che blocca l’assorbimento intestinale di colesterolo.

E’ quanto riportato, nel novembre 2016, dai ricercatori del Center for Human Nutrition and Department of Internal Medicine, Dallas, Texas sulla rivista Current Atherosclerosis Reports. Lo studio evidenzia la necessità di contrastare il rischio di insorgenza di malattie cardiovascolari indotte da aterosclerosi.

Ipercolesterolemia familiare e primo intervento dietetico

Causata da mutazioni nei geni che codificano per proteine come il recettore del colesterolo LDL, fa in modo che la sovrapproduzione di colesterolo generata dal fegato, aumenti i livelli di LDL nel sangue già in età giovanile; il rischio è la comparsa di malattie cardiache ischemiche premature.

Il cambiamento della dieta, come terapia di prima scelta per abbassare i livelli di colesterolo LDL (cattivo) è consistita dei seguenti accorgimenti: diminuzione dell’apporto di acidi grassi saturi (di origine animale), al massimo al 10% del fabbisogno calorico, di alimenti ricchi di oli idrogenati come margarina e prodotti da forno e di carboidrati ad alto indice glicemico (dolci); aumento di acidi grassi mono/polinsaturi, ad azione antinfiammatoria (3-4 porzioni di pesce a settimana, 20-30 gr di semi oleosi e 2-3 cucchiai di olio di oliva), e fibre (400 gr di verdura e 400 gr di frutta al giorno).

Secondo e terzo intervento, l’integrazione e la terapia farmacologica

I fitosteroli (steroli/stanoli), assunti ad una concentrazione pari a circa 300 mg al giorno, mediante oli vegetali e cereali, legano il colesterolo e ne impediscono l’assorbimento intestinale; negli adulti e bambini con ipercolesterolemia familiare l’integrazione è risultata attiva ad una dose di 2 gr al giorno, da sola o come coadiuvante della terapia farmacologica.

Il colesterolo, quando è in eccesso, può favorire l’insorgenza di problemi per la salute, in particolare per le arterie che irrorano il cuore, le coronarie, dove favorisce lo sviluppo di placche ostruttive (aterosclerosi).

La dose giornaliera di fibre consigliata pari a 30 gr, in caso di necessità è stata supportata dall’aggiunta di fibre solubili; prebiotici fermentati dalla flora batterica intestinale nel colon, stimolanti la crescita di ceppi batterici (lattobacilli e bifidobatteri) e riducenti l’assorbimento del glucosio e del colesterolo.

Infine, quando la terapia dietetica non è stata sufficiente, quella farmacologica con ezetimibe in monoterapia o in combinazione con le statine, è stata utilizzata con successo anche nei bambini; questo farmaco agisce mediante blocco della proteina trasportatrice del colesterolo (NPC1L1), sita nel tratto gastrointestinale.

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