Tanto tempo fa... ognuno di noi ha scoperto che Babbo Natale non esiste! Ma è giusto che fino ad allora i nostri genitori ci abbiano fatto credere il contrario? E perché ai bimbi piace credere a Babbo Natale e gli adulti continuano ad alimentare tale credenza? A porsi queste domande, in un interessante editoriale su Lancet Psychiatry, sono i due psicologi Christopher Boyle e Kathy McKay della University of Exeter, in Gran Bretagna, e della University of New England, in Australia.

Il senso (evolutivo) dell'esistenza di Babbo Natale

Si stima che più dell'80% dei bambini di cinque anni crede nell'esistenza di Babbo Natale, o Santa Claus per la tradizione anglosassone. Eppure, la storia dell'uomo vestito con giubba e cappello rossi bordati di pelliccia bianca che vola su una slitta trainata da renne e soltanto in una notte copre i cieli dell'intero globo per consegnare i regali a tutti i bambini del mondo è inverosimile, anche agli occhi di un bambino.

E allora perché i nostri bambini, che spesso ci sorprendono con le loro geniali intuizioni e con la loro rapidità e profondità di pensiero credono in una storia così strampalata?

E non è forse angosciante pensare che ci siano una specie di servizi segreti costituiti da Elfi che informano Babbo Natale circa la condotta di ciascun bambino durante l'anno? "La risposta è semplice" risponde Jacqueline Woolley, professoressa di psicologia alla University of Texas "i bambini credono a una storia così assurda e non si fanno prendere dall'angoscia perché sono i genitori a raccontare loro quella storia".

Come gli adulti, infatti, i bambini estraggono e danno un peso alle informazioni che ricevono in base alla plausibilità del contesto, ovvero in base a quanto è credibile il contorno delle informazioni di cui entrano in possesso. "E gli adulti sono molto bravi a costruire un contesto credibile" continua a spiegare la professoressa Woolley. "Non solo" aggiunge "ma i bambini sono anche naturalmente portati a credere che i racconti degli adulti siano veri, perché, dal punto di vista evolutivo, fidarsi degli adulti può evitare inutili pericoli".

Le bugie e le favole rendono la vita più leggera

"A un tratto, però" annotano Christopher Boyle e Kathy McKay nel loro editoriale "attorno ai nove anni la bugia del Natale viene scoperta. C'è, quindi, il rischio è che i bambini perdano fiducia nei loro genitori". In realtà questo non avviene, forse perché cambia il contesto e, anzi, ciascun bambino accetta di essere stato trattato da bambino. Anzi, aver scoperto da solo la bugia, in base al ragionamento o a una breve indagine, lo fa sentire grande. "C'è addirittura chi pensa" sottolineano Christopher Boyle e Kathy McKay "che svelare la bugia dei genitori stimoli un sano senso critico nei bambini, come il grande biologo evoluzionista Richard Dawkins".

"Inoltre" concludono Christopher Boyle e Kathy McKay "anche da adulti ci piace credere a storie fantastiche e inverosimili". Leggere un bel romanzo ci appassiona perché mentre lo leggiamo la storia che ci racconta ci appare vera, reale. "E lo stesso succede quando ci facciamo coinvolgere da un film come Harry Potter o Guerre Stellari" aggiungono i due psicologi americani.

Perché? "Perché le storie che ci trasportano in altri luoghi e in altri tempi" concludono Christopher Boyle e Kathy McKay "oppure ci raccontano di eventi sovrannaturali o fantastici, alleggeriscono le difficoltà quotidiane della vita.

E quando perpetriamo il racconto di Babbo Natale ai nostri bambini torniamo un po' bambini anche noi". Insomma, la storia di Babbo Natale, le storie immaginarie e le bugie a fin di bene ci fanno dimenticare per un attimo la vita, per dirla con Billy Joel.

In fondo, che male c'è a credere che dietro le ingiustizie e le assurdità che accadono nel mondo ci siano sempre forze oscure quali la massoneria, gli extraterrestri o il diavolo contro cui le forze del Bene potranno combattere come avvenne tanto tempo fa in una galassia lontana lontana...

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