Secondo gli ultimi dati Censis del febbraio 2016 in Italia si contano oltre 600.000 malati di alzheimer con la prospettiva, a causa dell'invecchiamento della popolazione, dell'aumento dei casi nei prossimi anni. L'Italia è infatti il Paese più longevo d'Europa, con 13,4 milioni gli ultrasessantenni, pari al 22% della popolazione. La nostra dieta mediterranea è associata a una serie di benefici per la salute, inclusa una minore incidenza di demenza. Un recente studio ha identificato nell'olio extravergine d'oliva il miglior alleato contro il declino cognitivo.
Un team di scienziati tutto italiano
Dietro la nuova ricerca della Temple University di Philadelphia (Usa), pubblicata sulla rivista Annals of Clinical and Translational Neurology, abbiamo tre ricercatori italiani: Domenico Praticò, Elisabetta Lauretti, entrambi della University di Philadelphia e Luigi Iuliano dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”. Il team di scienziati ha dimostrato come il consumo di olio extravergine di oliva sia in grado di proteggere la memoria e la capacità di apprendimento, ridurre la formazione di placche beta-amiloidi e dei grovigli neurofibrillari nel cervello (classici indici della malattia di Alzheimer). Su Scienze daily il dottor Paticò spiega: "Abbiamo scoperto che l'olio d'oliva riduce l'infiammazione del cervello, ma soprattutto attiva un processo conosciuto come autofagia".
L'autofagia è il processo attraverso cui le cellule si disgregano ed eliminano detriti e tossine intracellulari, come le placche amiloidi e gli accumuli di proteina tau fosforilata, responsabile dei grovigli neurofibrillari.
Lo studio su modello animale
Studi precedenti avevano già suggerito che il consumo quotidiano dell'olio extravergine di oliva tra le persone che vivono nelle aree mediterranee sia in gran parte responsabile dei molti benefici per la salute legati alla dieta mediterranea. Ciò che il professor Praticò e colleghi hanno rilevato è che: "Le cellule cerebrali dei topi nutriti con una dieta arricchita di olio extravergine di oliva hanno registrato livelli più elevati di autofagia e livelli ridotti di placche amiloidi e proteina tau fosforilata".
Per studiare la relazione tra olio extravergine di oliva e demenza, sono stati utilizzati dei topi di laboratorio con una forma particolare di morbo di Alzheimer, il triplo transgenico, caratterizzato da 3 elementi tipici della malattia: alterazione della memoria, placche amiloidi e grovigli neurofibrillari. I ricercatori hanno diviso gli animali in due gruppi, uno che ha ricevuto una dieta arricchita con olio extra vergine di oliva e uno che ha ricevuto una dieta senza di esso. L'olio d'oliva è stato introdotto nella dieta dei topi a sei mesi d'età, prima che i sintomi della malattia di Alzheimer iniziassero ad essere visibili.
Un risultato emozionante
Dai 9 mesi ai 12 mesi d'età, i topi nutriti con la dieta arricchita con olio extravergine d'oliva hanno riportato risultati significativamente migliori nei test progettati per valutare la memoria di lavoro, la memoria spaziale e le abilità di apprendimento, rispetto ai topi del gruppo di controllo.
Gli studi sui tessuti cerebrali di entrambi i gruppi di topi hanno rivelato notevoli differenze sia nell'aspetto che nella funzione delle cellule nervose. "Una cosa che si evidenziava immediatamente era l'integrità sinaptica", ha spiegato il dottor Praticò. L'integrità delle connessioni tra i neuroni, noti come sinapsi, è stata conservata negli animali che seguivano una dieta con olio extravergine d'olia. Inoltre, rispetto ai topi del gruppo di controllo, le cellule del cervello degli animali del gruppo dell'olio d'oliva hanno dimostrato un eccezionale aumento dell'attivazione dell'autofagia, che è stata, in ultima analisi, responsabile della riduzione dei livelli di placche amiloidi e degli accumuli di proteina tau fosforilata.
"Questo è un risultato emozionante per noi", ha affermato con soddisfazione il dottor Praticò. "Grazie all'attivazione dell'autofagia, la memoria e l'integrità sinaptica sono stati mantenuti e gli effetti patologici sugli animali altrimenti destinati a sviluppare la malattia di Alzheimer sono stati significativamente ridotti. Questa è una scoperta molto importante, in quanto sospettiamo che una riduzione dell'autofagia segni l'inizio della malattia di Alzheimer".
Nuovi studi su olio extravergine d'oliva ed Alzheimer
La prossima sfida per i 3 scienziati italiani sarà quella di verificare gli effetti dell'introduzione dell'olio extravergine di oliva nella dieta degli stessi topi a 12 mesi di età, quando avranno già sviluppato placche e grovigli neurofibrillari.
"Di solito quando un paziente va dal medico per sospetti sintomi di demenza, la malattia è già presente - spiega il dottor Praticò e conclude - vogliamo sapere se l'olio d'oliva aggiunto in un momento successivo nella dieta possa fermare o invertire la malattia".