Nasce a Monza un villaggio costruito su misura per persone malate di Alzheimer. Si chiamerà “il villaggio ritrovato” e l’idea è di Roberto Mauri, direttore della cooperativa «La Meridiana» che da 40 anni a Monza garantisce servizi per il benessere degli anziani. A fornire l’ispirazione, un villaggio in Olanda dove è stato realizzato lo stesso progetto.

All’interno del “villaggio ritrovato” tutti gli ambienti consentiranno il massimo sostegno per gli ospiti. A collegare le varie zone del villaggio, come il supermercato, il cinema o la chiesa, dei percorsi illuminati renderanno più facile l’orientamento.

Lo spazio ha una grandezza totale di 14 mila metri quadrati. Gli ospiti vivranno in appartamenti da otto persone, ognuno con la propria camera, il bagno e in più una sala comune dove potranno svolgere attività insieme.

Il progetto

L’idea alla base di questo progetto è stata quella di creare un “qualcosa che non avesse in nulla l’aspetto di una residenza per anziani” afferma Mauri. Anche gli spazi interni sono pensati per rispondere alle esigenze degli ospiti: alcuni studenti di design hanno progettato un armadio in grado di indicare in sequenza i cassetti con gli indumenti da indossare.

Ad aiutare gli ospiti sarà presente un team di 55 operatori altamente specializzati in diversi campi: educatori, psicologi e terapisti occupazionali, che lavoreranno sia all’interno delle residenze sia nel villaggio.

Qui gli ospiti saranno liberi di girare liberamente e di decidere autonomamente dove andare, seppur monitorati dal personale specializzato. L’idea infatti è quella di stimolare le capacità “residue” delle persone affette da questa grave malattia.

Nuove prospettive nella cura dell'Alzheimer

L’alzheimer, la forma più comune di demenza degenerativa, è oggi una malattia in via di espansione. Si stima che nel 2013 in Italia siano stati almeno un milione i casi di Alzheimer accertati. La scienza sta però sta compiendo grandi progressi nel contrastarne il progredire.

Recentemente all’Ohio State University è stata sperimentata una terapia volta ad impedire il rapido declino di questa malattia. I ricercatori hanno impiantato degli elettrodi sulla testa di una paziente, una signora di 85 anni affetta da Alzeheimer, che hanno stimolato con delle piccole scosse elettriche le aree del cervello deputate alla decisione e al prbolem-solving.

L’obiettivo era quello di permettere alla signora di poter avere una relativa indipendenza nonostante la malattia.

Questo metodo ha già portato buoni risultati nella cura del Parkinson, riuscendo a ridurre i tremori che invalidano fortemente le persone che ne sono affette. Tuttavia il suo uso contro l'Alzheimer è ancora sperimentale e solo pochi studi sono stati realizzati su questa applicazione. I risultati della paziente affetta da Alzheimer sembrano però far ben sperare: la malattia è progredita, ma molto più lentamente del normale, e la paziente è riuscita a conservare la sua autonomia.

L’idea di permettere ai pazienti di conservare la propria indipendenza è anche alla base del progetto di Monza.

Gli studi mostrano infatti come il mantenimento dell’indipendenza -anche se in una condizione comunque protetta- possa migliorare la vita dei pazienti, attraverso la diminuzione di stress, rabbia e, soprattutto, permettendo una riduzione dei farmaci. Il progetto del “villaggio ritrovato” vedrà il suo avvio in primavera, quando arriveranno i primi ospiti. La speranza è che possa diventare il primo dei molti progetti che mettano al centro l’uomo, più che la sua malattia mentale.

L'irrecuperabilità del malato è spesso implicita nella natura del luogo che lo ospita'' ha dichiarato Franco Basaglia.