Il cancro alla prostata è la neoplasia più frequente tra gli uomini. Importantissimo rimane arrivare ad una diagnosi precoce, prima che il tumore diventi difficile da controllare chirurgicamente e farmacologicamente. Ora un team di ricercatori britannici ha sviluppato un test delle urine che consente una diagnosi precoce di questo cancro, ben 5 anni prima delle attuali tecniche. Sebbene apparentemente semplice, la sua lettura - basata sulla codifica dei geni attivati e non, presenti nel campione di urina - richiede l’uso di tecniche di intelligenza artificiale. Questo test potrà evitare la biopsia.

Test ‘PUR’ pubblicato su BJU International

La notizia è stata pubblicata pochi giorni fa sulla prestigiosa rivista British Journal of Urology International. Un team di ricercatori britannici operante alla University of East Anglia (UEA), Norfolk e alla Norwich University Hospital (NNUH), ha sviluppato un test delle urine che esamina l'attività di alcuni geni diagnostici.

Tale esame, grazie all'impiego di tecniche di intelligenza artificiale, è in grado di discernere tra una forma di cancro aggressivo e non.

Conseguentemente, fornisce indicazioni ai sanitari se intervenire rapidamente oppure di gestire il paziente con più tranquillità trattandosi di una forma non aggressiva. Quindi, non solo l’informazione fornita è quella di prima istanza: siamo in presenza di una forma di cancro prostatico? ma anche di che forma e di che gravità. Tutto questo senza far ricorso alle attuali tecniche diagnostiche come analisi del sangue, indagini strumentali come la DRE (digital rectal examination), la risonanza magnetica per immagini MRI (imaging a risonanza magnetica) e la biopsia. Tutte indagini più o meno invasive. Questo test è stato chiamato con l’acronimo ‘PUR’ ovvero “Prostate Urine Risk”.

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Salute Scienza

Una diagnosi salvavita davvero precoce

Il PUR è stato già testato in clinica, su 537 uomini, esaminando l’espressione di 167 geni in campioni di urine senza cellule. Mediante elaborazioni matematiche, i ricercatori hanno individuato 35 geni diversi da monitorare per arrivare ad una corretta diagnosi di cancro alla prostata. E che sono quindi alla base del PUR.

Inoltre, sempre grazie a tecniche di intelligenza artificiale, il PUR è in grado di predire la progressione della malattia fino a cinque anni prima di quanto riescono a fare le tecniche attualmente in uso clinico.

Secondo Robert Mills, Consultant Surgeon in Urology presso il NNUH, gli attuali test diagnostici per il cancro alla prostata sono troppo aspecifici per poter effettuare delle diagnosi differenziate per stadio e per aggressività.

Il PUR fornisce quindi informazioni per poter immediatamente inquadrare il caso come a basso, medio o a rischio elevato e intervenire conseguentemente. Secondo il dott. Mark Buzza, direttore globale dei programmi di ricerca biomedica presso la Fondazione Movember, che ha finanziato lo studio, “il test PUR ha un enorme potenziale per trasformare la diagnosi e il trattamento del cancro alla prostata”.

Questo è un esempio di come la collaborazione tra vari gruppi di ricerca porti a risultati importanti rispetto ad approcci più tradizionale basati sul principio della competitività tra i vari gruppi.

Alla ricerca, oltre alla UEA e la NNUH, hanno partecipato il Royal Marsden NHS Foundation Trust, l'Institute of Cancer Research, Londra, Emory University (USA), University College Dublin, Radboud University Medical Center (Paesi Bassi), l'Università di Surrey, University College London, Queen's University Belfast, Università di Oslo (Norvegia), Università di Oxford e Earlham Institute.

Tumore alla prostata in Italia

Lo scorso anno in Italia ci sono stati circa 35 mila nuovi casi di cancro alla prostata, uno dei tumori più frequente nella popolazione maschile. In quanto alla mortalità, i dati ISTAT, aggiornati al 2015, contano oltre 7.100 decessi. La buona notizia è che questo è un tumore che attualmente gli oncologi riescono a controllare [VIDEO] in oltre 9 casi su 10. La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è di oltre il 90%.

In una minima percentuale di casi (<15%) questo tumore è legato a fattori ereditari. Tra i fattori di rischio attualmente identificati vi è l’elevato consumo di carne e latticini, dieta ricca di calcio ed alti livelli di androgeni nel sangue.

In ogni caso, l’importante è giungere ad una diagnosi il prima possibile. Questo nuovo test, se effettivamente performante come è stato descritto, c’è solo da sperare che sia il prima possibile a disposizione di tutti i laboratori di analisi.

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