Mondiali atletica 2013 di Mosca ancora una volta alle prese con l'Ufo Usain Bolt. Davvero un oggetto volante... identificato e rispondente al nome di Usain Bolt l'atleta che ha raccolto il testimone della staffetta giamaicana nella gara della 4x100 in quarta frazione (con il fenomeno hanno corso Nesta Carter, Kema Bailey-Cole, Nickel Ashmeade) col piglio e la sicurezza del numero uno del mondo che già aveva dominato le gare dei 100 metri e dei 200, proprio come accaduto alla sua connazionale Fraser.

Il pronostico è stato così rispettato e Bolt ha portato a casa l'8° oro complessivo mondiale andando ad eguagliare la leggenda vivente Carl Lewis, che dominò il settore velocità dal 1983 al 1991 circa.

Vince volando sulla pista russa anche la staffetta giamaicana donne col 3° oro in questa manifestazione di una meravigliosa Shelly-Ann Fraser, il Bolt in gonnella, al 6° titolo iridato complessivo. Dopo le prove di Carrie Russell, Kerron Steward e Schillonie Calvert, è risultata decisiva l'ultima frazione di Shelly-Ann Fraser. Niente da fare ancora una volta per le staffette veloci italiane, nonostante la buona prova degli uomini.

Le azzurre Audrey Alloh, Marzia Caravelli, Ilenia Drasci e Martina Amidei non sono riuscite ad accedere alla finale, chiudendo al quinto posto la seconda batteria con il tempo di 44"05, il 15esimo complessivo. Male.

Siamo indietro ed evidentemente c'è qualcosa che non funziona bene nel lavoro che viene fatto sui singoli atleti, che partono spesso con grandi speranze all'esordio (pensiamo ad Andrew Howe) ma poi si perdono per strada per molti motivi.

Significativo il caso di Alessia Trost che in questi Mondiali atletica 2013 di Mosca è risultata incapace di superare una misura sicuramente abbordabile come 1,97 nella finalissima, dopo avere ben impressionato durante le qualificazioni. Bisogna capire che la Giamaica non è solo Bolt o Fraser, ma un grande movimento che sforna atleti di primo livello in serie. Qual è il segreto?