Il governo del calcio mondiale getta la maschera e mostra il suo vero volto. La Fifa, l'organo che dal 1908 monopolizza gli interessi dello sport più popolare del pianeta, finisce per la prima volta nella sua storia "dietro le sbarre". Corruzione, tangenti, assegnazioni pilotate dei grandi eventi. L'inchiesta scaturita dalle indagini della giustizia americana non lascia spazio a dubbi: da oltre 20 anni i vertici del calcio mondiale hanno truccato l'intero sistema in cambio di denaro, tanto denaro.

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Quasi 150 milioni dollari, secondo gli investigatori statunitensi. Una vera e propria economia sommersa che ha riempito le tasche di illustri personaggi, finiti in manette alle prime luci dell'alba in un hotel prestigioso di Zurigo. Un blitz in piena regola delle forze di polizia svizzera eseguito nel teatro scelto per battezzare la quinta rielezione del capo incontrastato di sempre: Joseph Blatter.

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Una corruzione dilagante e sistematica

Altro che rispetto dei valori dello sport. Dal 1991 ad oggi poco o nulla è sfuggito ai tentacoli della piovra che ha sporcato il sistema calcio. Tutto ha avuto inizio, come ha spiegato il ministro della Giustizia americano, Loretta Lynch, dall'inchiesta sull'evento della Coppa continentale che si svolgerà nel 2016 proprio negli Stati Uniti. Scoperchiato il vaso di Pandora, per l'Fbi è stato un gioco da ragazzi risalire la corrente e capire il modus operandi della cupola.

Il dossier spazia dalle tangenti incassate per far svolgere la Coppa del mondo 2010 in Sud Africa alle pressioni per dirottare il torneo in Russia (2018) e Qatar (2022), dalle sponsorizzazioni ai diritti televisivi. Sui 14 indagati pendono 47 capi d'accusa pesantissimi. Dei sette arrestati, due si sono dichiarati già colpevoli e disponibili a collaborare. Blatter, al momento, risulta estraneo ai fatti.

Occhi puntati sul voto di domani

Il numero uno del governo del calcio mondiale, con buona pace degli avversari, ha ribadito la sua massima collaborazione con gli inquirenti. Anzi, ha voluto precisare che lo tsunami che si è scatenato contro la Fifa è partito proprio da una inchiesta interna della Federazione. Basterà questo per calmare le acque in vista delle elezioni di domani? Difficile.

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Dopo che Luis Figo si è sfilato, tra Blatter e la presidenza resta solo lo scoglio Ali Bin Al-Hussein, principe di Giordania. La Uefa e quindi Michel Platini (il vero pretendente alla poltrona) ha chiesto ufficialmente il rinvio delle elezioni, per poter permettere il regolare svolgimento delle stesse con l'accesso di nuovi candidati. Eventualità subito respinta della Fifa che ha confermato, nonostante l'inchiesta sia destinata a espandersi, anche i mondiali di calcio già assegnati in Russia e Qatar.

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Cambiare per non rompere il giocattolo

"Questo è il primo vero scandalo a livello internazionale e fino a questo momento potevamo avere solo dei sentori". A parlare è l'agente Fifa, Federico Valentino. "Come associazione di categoria - ha spiegato - in quest'ultimo anno siamo stati colpiti da una riforma voluta proprio da Blatter, che ha sancito la liberalizzazione della nostra professione". "Abbiamo subito ciò come una dittatura, - ha confessato - e nell'ambiente la polemica nei confronti del sistema decisionale della Fifa già si era alzata in precedenza". "Non c'è stata discussione - ha rivelato l'agente - e chi è andato a votare si è preoccupato solo di assecondare il volere di Blatter. Il fatto che sia in carica da cinque mandati a capo della Federazione è significativo". "Se resisterà a questo scandalo a poche ore dalle elezioni - ha concluso Valentino - il sistema non cambierà più... il giocattolo è bello che rotto".

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