Con la partita di calcio femminile tra Svezia e Sudafrica cominciano oggi le Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016. La capitale del Brasile è la prima città sudamericana a ospitare i Giochi olimpici estivi, giunti alla loro 31° edizione. Oltre mezzo milione i turisti attesi nel paese per seguire i 28 sport che animeranno la kermesse, per un totale di 42 discipline. Due le novità: tornano il golf e il rugby (nella versione a 7). In totale, saranno 612 le medaglie d’oro e d’argento assegnate; se le contenderanno le 206 nazioni partecipanti, per un totale di oltre 10mila atleti.

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Venerdì 5 agosto al Maracanà si terrà la cerimonia inaugurale. Ma Rio e il Brasile sono pronti? Ne abbiamo parlato con Lorenzo Di Muro, esperto del paese e del Sudamerica che scrive su Limes, la principale rivista di geopolitica italiana.

 

Olimpiadi e polemiche: il Brasile ha la sua chance

Prima ancora che cominciassero, erano già le Olimpiadi delle polemiche, per i ritardi e i problemi connessi a temi quali sicurezza, strutture, traffico e inquinamento. Oggi si comincia: Rio e il Brasile come si presentano? «Ripartirei – afferma Di Muro – dalle dichiarazioni di Bach (presidente del Comitato Olimpico Internazionale, ndr), secondo cui il Brasile affronta le Olimpiadi in una situazione di crisi senza precedenti e di profonda divisione interna.

In parte ha ragione: dopo un decennio di crescita economica e redistribuzione della ricchezza, la crisi attuale ha riportato il paese in uno stato di forte polarizzazione. Ma, almeno dal punto di vista sportivo, il Brasile è pronto ad accogliere l’evento». Che opportunità è per il Brasile? «Essendo un paese emergente, si tratta di un’arma a doppio taglio: da una parte può essere uno strumento di public diplomacy, per dimostrare lo sviluppo del paese; dall’altra mette a nudo i suoi problemi reali, e approfondisce la crisi finanziaria, che ha raggiunto il deficit più alto nella storia di questa nazione. Il costo delle Olimpiadi si aggira sui 40mld di reais, circa 10mld di euro: per un Brasile in profonda recessione, ciò incide molto sulle casse federali e gli strati sociali lamentano spese che dovrebbero essere subordinate a problemi prioritari, quali salute, lavoro e sicurezza».

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Lula, Dilma e la crisi politica che incombe sui Giochi

Consegnare le strutture che ospitano la kermesse è stata una corsa contro il tempo, causata anche dalla turbolenta situazione politica del paese, alle prese con il caso impeachment della “presidenta” Dilma Roussef. Venerdì 5 agosto si terrà la cerimonia inaugurale dei Giochi: Lula e Dilma sono i grandi assenti. Giustificati? «Sono assenze scontate, alla luce delle loro posizioni. Dilma e Lula sono quasi alla fine della loro carriera politica.

In qualunque modo usciranno dai rispettivi stati di accusa, resterà una grande macchia che inciderà anche sulle future elezioni. Lula sarà processato in relazione al caso Lava Jato (scandalo legato al sistema di tangenti all’interno dell’azienda petrolifera di stato Petrobras, ndr). Questa dinamica, tuttavia, va letta separatamente dall’impeachment, poiché coinvolge tutti i partiti politici brasiliani. Quanto a Dilma Roussef, il 29 agosto dovrebbero aprirsi la puntata conclusiva del processo per impeachment, che salvo colpi di scena verrà confermato e quindi Temer governerà fino alla fine del 2018, nonostante giochi su un terreno molto scivoloso.

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La disoccupazione in Brasile è ancora al 10%, la Banca centrale del paese mantiene inalterati al 14% i tassi d’interesse e a settembre ci saranno le elezioni amministrative. Temer deve cercare di non scontentare le forze che hanno sostenuto l’impeachment, ma non sarà facile».