A Londra Mohamed Farah è stato il re, in Brasile, nonostante una nuova, storica doppietta, ha dovuto cedere il passo ad altri protagonisti. La top 5 delle stelle di Rio parte da Wayde Van Niekerk, per alcuni il vero re dell’atletica ai Giochi, essendo Bolt fuori concorso. Di sicuro quanto fatto dal sudafricano sui 400 metri resterà nella storia, per la prestazione ottima che ha sverniciato il record del mondo e per l’umiliazione rifilata in gara agli avversari made in Usa. Semplicità, umiltà, poca voglia di apparire e tanto allenamento i segreti di chi è arrivato all’appuntamento a fari spenti.

Ora sarà dura spegnere le aspettative già in vista del Mondiale di Londra

Del Potro, dall'Argentina con furore

Ai piedi del podio non si può che citare Juan Martin Del Potro. Per molti il tennis, come il calcio, il basket e altri ricchi sport professionistici, all’Olimpiade è solo un intruso. A Rio però i giganti della racchetta hanno fatto di tutto per dimostrare il contrario, regalando partite memorabili.

L’argentino ne ha giocate tre, vincendo contro Djokovic al primo turno e Nadal in semifinale, prima di arrendersi solo a Murray e alla stanchezza. L’argento conquistato dal gigante buono di Tandil vale però oro ripensando al calvario di un anno di stop per i tormenti al gomito, che l’hanno fatto crollare dal 4° al 350° posto nel ranking. Del Potro, capace di trasportare la Bombonera a Rio, c’ha messo classe e cuore, conquistando tutti.

Non s’offenda nessuno se al 3° posto inseriamo Michael Phelps. Il re dei re del nuoto ha ovviamente mantenuto le aspettative, anzi no, perché Joseph Schooling gli ha soffiato il 100% di ori cui il fuoriclasse di Baltimora, portabandiera americano, puntava alla vigilia. Nei misti è stato semplicemente senza rivali, toccando l’apice attraverso l’oro personale numero 22, il tutto acuito dalle strane condizioni ambientali in cui sono stati costretti a gareggiare i nuotatori, con tempi troppo stretti tra qualifiche e gare. Da solo occuperebbe un posto nella top 50 del medagliere all time. Non poteva sognare addio (definitivo) migliore.

Simone e Usain: la debuttante e la leggenda

Il secondo posto non è certo l’habitat naturale per Simone Biles, ma quando si parla di personaggi olimpici, può andare bene. Il mondo dell’artistica, sempre tormentato da giudici discutibili e da exploit un po’ misteriosi di giovani ginnaste, ha finalmente trovato un’eroina che metta tutti d’accordo. La 19enne ha riscritto la storia in fatto di medaglie, conquistando 4 ori in una sola edizione e arrendendosi solo a una leggera scivolata nella trave, che l’ha resa più umana.

Sinuosa, leggera ed elegante, oltre che amata da compagne e avversarie. Tokyo ha già eletto una delle proprie star.

Inevitabile consegnare la corona di re di Rio a King Usain Bolt. L'inimitabile campione jamaicano si è fermato a 9 ori olimpici, ma il 10° èl’affetto sterminato del pubblico, che lo osanna da ogni parte del mondo. Nella storia non è esistito nessuno di più veloce, né di più vincente almeno nella velocità pura in 3 edizioni dei Giochi, dato che Carl Lewis ha sì conquistati lo stesso numero di medaglie del metallo più prezioso, ma compreso il salto in lungo, e solo 2 sui 100.

A metà tra il presuntuoso e il guascone, ha saputo “accettare” l’onore della distanza più breve per poi dare spettacolo in quella doppia, dove solo il meteo dispettoso gli ha impedito di salutare il pubblico olimpico con un nuovo record. La staffetta veloce l’ha vinta di fatto da solo, rifilando 5 metri su 90 al malcapitato giapponese. Mancherà più agli spettatori, all’atletica o alla Jamaica?

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