La candidatura di Roma alle Olimpiadi è una di quelle telenovele alla Beautiful, ogni finale diventa un nuovo inizio. Con buona pace dei media e di tutti coloro che sostenevano la candidatura di Roma, il no del sindaco Raggi sembrava aver messo la parola fine al dibattito che durava ormai da qualche mese. Le parole della Raggi sono state perentorie e sembravano aver chiuso ogni spiraglio alla candidatura per i giochi del 2024, ma è notizia di oggi che il Coni sembra intenzionato a candidarsi lo stesso.

Precedenti

Non si può certo dire che Malagò sia uno sprovveduto e la storia delle Olimpiadi sembra venire in suo soccorso. Nel 2009, Madrid si candidò per le Olimpiadi del 2016 con il solo appoggio di regione e governo. La situazione odierna di Roma è la stessa; la Regione Lazio e il governo si sono detti favorevoli alle Olimpiadi e visto che a tenere i contatti con il Cio (Comitato Olimpico Internazionale) non è la giunta comunale ma il Coni, Malagò tenterà in ogni modo di ridimensionare l'avversione del sindaco Raggi.

Le motivazioni addotte dalla Raggi sul no alle Olimpiadi sono al vaglio di un'équipe di avvocati ed esperti di diritto sportivo internazionale perché nel discorso del neosindaco di Roma paiono evidenti alcune informazioni tratte da Wikipedia che non troverebbero un reale fondamento nella realtà. Il presidente del Cio, Thomas Bach, il 4 ottobre sarà a Roma e incontrerà Giovanni Malagò. Il numero uno dello sport mondiale, che in questi mesi ha dimostrato tutta la sua imparzialità, è sembrato comunque molto attento alle vicende capitoline e ha elogiato il lavoro svolto in questi mesi da Malagò e da Montezemolo (anche per tenere viva la competizione con Parigi, Budapest e Los Angeles).

Crisi a 5 stelle

La situazione attuale di Roma, inoltre, sembra giocare a favore del Coni. Il sindaco Raggi, a cento giorni dal suo insediamento in Campidoglio, non è ancora riuscito a completare la giunta e se fossero confermate le presunte dimissioni di Stefano Fermante, il ragioniere generale del Comune, la giunta comunale rischierebbe un clamoroso commissariamento. La Raggi trema, Malagò sorride.

La partita è ancora tutta da giocare.

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