“Credo che in un giorno come questo il Basket dovrebbe prendere una pausa e ricordare una persona molto speciale e unica. Sia se si conoscesse Craig o meno, si ha la sensazione di quanto fosse una persona speciale e in questo momento sono vicino alla sua famiglia. Ricordarlo come un professionista e bravo nel suo lavoro non è abbastanza. Tutti noi che lo conoscevamo sappiamo che oltre ad essere un grande giornalista era una bravissima persona.

Amava la gente, si godeva ogni pre-partita, ogni partita, ogni post partita. Amava tutti quelli che gli stavano intorno e tutti percepivano questo sentimento." Queste le parole di Gregg Popovich, Coach dei San Antonio Spurs, che nutriva un grande rispetto per Craig Sager, scomparso il 15 dicembre, dopo una lunga lotta con la leucemia.

Sager nasceva 65 anni fa a Batavia, nell'Illinois, ed era la voce principale della Tnt durante le partite della lega Americana di basket.

Famoso per gli abiti eccentrici con cui si presentava alle interviste tra un quarto e l'altro fatte ad allenatori e giocatori, il giornalista si era conquistato la simpatia di pubblico e dell'intera NBA, ed in particolare quella dell'Head Coach degli Spurs, proprio quel Coach famoso per la propria austerità e professionalità. I due infatti amavano punzecchiarsi durante le interviste, riassunte in una serie di vani tentativi da parte del giornalista di carpire delle opinioni a Popovich, che puntualmente rispondeva con battute che poco avevano a che fare con le domande.

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"La parte più sorprendente di lui era il suo coraggio di fronte a tutto quello che ha dovuto sopportare.La forza e il coraggio che ha avuto va oltre la mia comprensione. Se ognuno di noi riuscisse ad avere la metà del coraggio che aveva lui di vivere, di vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo, vivremmo molto meglio. Mancherà molto a tutti noi." - Gregg Popovich.

A Craig la leucemia venne diagnosticata nel 2014, da quel momento iniziò a lottare, cercando sempre di mantenere una vita normale, e soprattutto senza mai abbandonare la propria professione: tre trapianti di midollo osseo (uno dal figlio), l’ultimo in agosto e più di 20 cicli di chemio, incluso l’ultimo durato due settimane, queste le cure che ha affrontato il giornalista.

La cosa davvero impressionante ed ammirevole è stato il fatto che la mattina andasse a fare la chemio, e la sera era li, a bordo campo, con i suoi completi stravaganti, a fare quello che gli riusciva meglio, parlare di pallacanestro ed essere sempre la persona allegra che era.

Grazie Craig.

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