Il 2 maggio rappresenta per tutti gli sportivi appassionati di rally un giorno “nero”, un giorno di lutto. Il 2 maggio del 1985, al Tour de Corse, perde la vita attilio bettega, al volante della Lancia rally 037 e il 2 maggio dell’anno successivo, sempre nel corso della stessa gara, muoiono carbonizzati henri toivonen e il suo copilota Sergio Cresto, a bordo della Delta S4. Il tragico incidente di Bettega attira l’attenzione mondiale sull’inesistente sicurezza delle vetture del Gruppo B, ma bisogna attendere fino alla morte di Toivonen per bandire queste potentissime vetture dai rally.

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L’erede del Drago

Bettega è l’erede designato di Sandro Munari. Tutta l’Italia sportiva vede nel pilota di Molveno l’erede del Drago. Questo almeno fino al giorno in cui perde la vita nel drammatico Tour de Corse 1985. Attilio è un pilota schivo, modesto e veloce. Nasce il 19 febbraio 1953, a Molveno, dove la sua famiglia gestiva e gestisce un albergo. Debutta a 19 anni al volante della Fiat 128 Coupé di famiglia, nel Rally San Martino di Castrozza.

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Nel 1973 passa al volante dell’Opel Ascona 1900 Gruppo 1 preparata da Virgilio Conrero. Dal 1974 al 1976 corre con una un’Opel Kadett GT/E elaborata da Carenini. Nel 1976 vince il Trofeo A112 Abarth 70 HP.

Finalmente ufficiale

I vertici del Gruppo Fiat decidono: per la stagione 1978 si corre con la Stratos. Bettega affronta una serie di gare in Italia ed in Europa. A fine anno, in Valle d’Aosta, corre con la Fiat 131 Abarth Alitalia e con a fianco Maurizio Perissinot.

Nel 1979 il trentino entra nella squadra ufficiale. L’anno dopo, è la speranza dell’Italia da rally. Nel 1982 è al volante della Lancia Rally 037. Nell’ultima prova della prima tappa del Tour de Corse va a sbattere contro un muretto e si spezza le gambe. È un segnale e non viene letto come tale.

Muore sul colpo

Nel 1983 risale in auto al Tour de Corse. È quarto. L’anno successivo la 037 si rivela inferiore alle Audi quattro e alle Peugeot 205 T16.

Il 1985 prevede per lui un doppio programma: Mondiale Rally e Campionato europeo. Il 2 maggio si corre il Tour de Corse. Bettega-Perissinot sono decisi ad ottenere quella vittoria (anche iridata) che tutti pronosticano. Alle 10,45 di giovedì 2 maggio parte la PS4, la Zerubia-Santa Giulia, 30,6 chilometri. Quando la vettura sta per aggredire il rettilineo, sbanda: l’auto s’infila in mezzo agli alberi a non meno di cento chilometri orari. Attilio, muore sul colpo.

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La storia di Henri

Henri Toivonen muore l’anno successivo. Dopo è stato necessario fermarsi e riprogettare tutto in nome della sicurezza. Nato a Jyvaskila, in Finlandia, il 25 agosto del 1956, Henri è il figlio di Pauli Toivonen, vincitore del Rally di Monte-Carlo 1966. Inizia a correre nel 1975 sul ghiaccio, con una Simca Rally Gruppo 1. Due anni dopo passa alla Sunbeam Avenger. Nel 1978 guida una Citroen CX e una Talbot Gruppo 2.

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Nel 1979 corre molto in Inghilterra con una Escort Gruppo 4 alternando con altre macchine tra cui una 131 Abarth ufficiale avuta grazie a suo padre molto amico di Cesare Fiorio.

Divorato dalle fiamme

Nel 1980 è già pilota ufficiale Talbot: è il più giovane vincitore di un rally iridato. Nel 1981 arriva secondo in Portogallo e in Italia. I due anni successivi corre nel team Rothmans con l’Opel Ascona 400 e la Manta 400. Nel 1984 arriva secondo nell’Europeo con una Porsche 911 Rothmans. Nel frattempo debutta con la Lancia Rally 037 in qualche gara del Campionato del Mondo Rally. Il direttore sportivo Cesare Fiorio lo vuole nel team Lancia, dove passa nel 1985. L’inizio della stagione 1986, con la Lancia Delta S4, lo vede tra i favoriti per la vittoria finale del titolo iridato. Invece, al Tour de Corse, il fatidico 2 maggio, Toivonen esce di strada sulla discesa del Col d’Ominanda e muore carbonizzato col suo navigatore.

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