Conclusa la prima settimana, il Tour de France 2017 si sta delineando sempre di più come l'avvincente duello fra il grande favorito della vigilia, il britannico del Team Sky Chris Froome, già vincitore per 3 volte della corsa a tappe francese, e l'italiano e sardo dell'Astana Fabio Aru, reduce dal forfait per infortunio al Giro d'Italia, ma determinato quanto mai a strappare lo scettro al rivale.

L'infanzia

Nato a San Gavino Monreale, nel Medio Campidano, il 3 luglio del 1990, nell'estate dei Mondiali di calcio in Italia, Fabio Aru sviluppa presto nella sua Villacidro l'amore per lo sport.

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Il primo che pratica all'età di 6 anni è il tennis, amato da suo padre. Più avanti Fabio è attratto dal calcio, e a 14 anni entra a far parte della squadra del Villacidro Calcio e gioca nel ruolo di attaccante.

Ma sarà un amore passeggero, perché quello vero è per la bicicletta. Dopo gli esordi nella mountain bike e nel ciclocross, a 18 anni Fabio inizia a correre anche su strada. Partecipa al Giro di Lunigiana con una rappresentativa che riunisce Sardegna e altre regioni dell’Italia Meridionale, e qui è notato da Locatelli del Team Palazzago.

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Aru accetta la sua proposta e dopo la maturità classica conseguita al Liceo 'E. Piga' di Villacidro si trasferisce a Bergamo, salutando Villacidro e la Sardegna per correre da dilettante con gli Under 23.

L'esplosione

Gli allenamenti in 'continente' sono molto duri, e non manca la tentazione di mollare tutto e tornare nella sua Villacidro.

"E’ là che sono nato e là che son diventato uomo […] Anche ora, se vado là, io mi sento forte, intelligente, anzi onnisciente. […] E perciò sono geloso della mia terra, della mia Isola". I versi sono quelli dello scrittore sardo Giuseppe Dessì, ma è lo stesso corridore a citarli quando sul proprio sito deve descrivere l'amore per il suo paese e per la Sardegna.

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Ciclismo

Fabio tiene duro e non molla, e spinto anche dal sostegno della sua terra, in poco tempo fa passi da gigante. I risultati vanno di meglio in meglio, e dopo un 2° posto ai campionati italiani di categoria nel 2012 dietro a Matteo Trentin, diventa professionista con il team kazako dell'Astana.

Il debutto arriva il 20 agosto 2012 nella USA Pro Cycling Challenge, in Colorado, corsa a tappe statunitense.

Già nel 2013 si piazza 4° al Giro del Trentino, vincendo anche la maglia bianca di miglior giovane. Nello stesso anno partecipa per la prima volta al Giro d'Italia come gregario di Nibali, e dà una grossa mano al suo capitano per il successo finale.

Nella tappa più dura, quella delle Tre Cime di Lavaredo, arriva 5° al traguardo staccando fra gli altri Scarponi e Cadel Evans. Tutti si accorgono che sta nascendo un campione.

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Il Cavaliere dei 4 Mori

L'anno seguente torna al Giro d'Italia, facendo stavolta il gregario di Scarponi. Dopo il ritiro di quest'ultimo, tuttavia, diventa il capitano dell'Astana per la corsa rosa e corre per fare classifica. Nella 15ª tappa con arrivo a Montecampione stacca tutti e vince la sua prima corsa da professionista.

Il sardo si distingue anche nella cronoscalata finale del Monte Grappa, dove si piazza 2° a 17'' dal vincitore Nairo Quintana.

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L'exploit gli permette di ottenere il 3° posto finale, e per tutti lo scalatore di Villacidro diventa 'Il Cavaliere dei 4 mori'.

Il campione sta sbocciando e alla Vuelta di Spagna arrivano altri 2 successi e il 5° posto nella classifica finale, risultati che spingono il Ct dell'Italia Davide Cassani a convocarlo per i Campionati del Mondo di Ponferrada.

Il 2015 è per Aru l'anno della consacrazione: il sardo si comporta bene nelle Classiche e al Giro d'Italia coglie due memorabili successi in montagna nelle tappe di Cervinia e del Sestriere, piazzandosi al 2° posto finale nella Classifica generale dietro al vincitore Alberto Contador.

Ma l'impresa arriva alla Vuelta di Spagna: Aru la vince 5 anni dopo Nibali e a fine anno il CONI gli conferisce 'Il Collare d'Oro al merito sportivo'. L'anno seguente per il sardo, che non prende parte al Giro d'Italia, ci sono le soddisfazioni del debutto al Tour de France e dei Giochi Olimpici di Rio con la Nazionale.

L'impresa al Tour

Dopo aver dovuto saltare il Giro d'Italia 2017 a causa di un infortunio al ginocchio conseguenza di una caduta in allenamento, il 'Cavaliere dei 4 Mori' concentra i propri sforzi sul Tour de France, la corsa gialla che ha nel britannico Chris Froome il candidato principe per la vittoria finale.

La vittoria in solitaria nei Campionati italiani il 25 giugno, dedicata all'amico Michele Scarponi, morto tragicamente in un incidente stradale il 22 aprile scorso, proietta tuttavia Aru come uno dei principali contendenti.

Lo scalatore dell'Astana, caschetto dei 4 mori sulla testa a rappresentare la Sardegna, e maglia tricolore indosso a rappresentare l'Italia, fa vedere di che pasta è fatto nel duro arrivo in salita di La-planche-des-belles-filles.

A poco meno di 3 chilometri dall'arrivo Aru saluta la compagnia dei migliori, un gruppetto ridotto ormai ad una quindicina di unità, e piazza l’allungo decisivo. E' la sua prima vittoria nella Grande Boucle, e tutti si accorgono della sua forza, Froome compreso.

Il britannico conquista sì la maglia gialla, ma arriva al traguardo staccato di 20''. Per lo scalatore di Villacidro c'è invece la soddisfazione della maglia a pois, che tiene sulle sue spalle per 3 giorni. "Forse sarà per i colori della mia Sardegna, - ha rivelato Aru su Twitter - ma questa maglia mi piace proprio!"

La rivalità con Froome

Il duello fra il sardo e il britannico si accende nella nona tappa con arrivo a Chambery. Aru non si accorge che Froome è alle prese con alcuni problemi meccanici ed è il 1° ad attaccare sulla salita del Mont du Chat.

Il britannico non la prende bene e una volta ricompattatosi il gruppetto dei migliori, rifila una spallata decisa al corridore sardo che per poco non finisce fra i tifosi a bordo strada.

Al traguardo Froome prende l'abbuono e il distacco dal rivale sale a 18'', ma lo scalatore sardo sbaraglia la concorrenza portandosi al 2° posto assoluto. Ora il duello, con i Pirenei prima e le Alpi poi, entrerà nel vivo: Froome teme Aru ed è consapevole che il Cavaliere dei 4 Mori è pronto a contendergli fino all'ultimo la maglia gialla.

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