Un incontro su sport e legislazione sportiva, ma soprattutto il racconto e le testimonianze eccellenti di atlete straordinarie che si sono distinte nella scherma olimpica e paralimpica e nella vita in quanto donne forti e determinate: questo è quanto accaduto ieri pomeriggio, 4 giugno, a Villa Magnisi, sede dell'Ordine dei Medici di Palermo, durante il convegno organizzato dalla Fondazione Bellisario, dalla delegazione Sicilia, dalla Federazione Italiana Scherma e dall'Ordine dei Medici di Palermo intitolato "Donne azzurre nello sport: vincenti ma solo in gara" che ha visto protagoniste delle campionesse italiane Beatrice "Bebe" Vio e Valentina Vezzali.

L'incontro è stato, inoltre, occasione per ricordare l'appuntamento con i Campionati italiani assoluti di Scherma che si svolgeranno a Palermo da giovedì 6 a domenica 9 giugno.

I relatori e gli intervenuti

Presenti all'incontro, oltre alle atlete campionesse plurimedagliate rispettivamente nella scherma olimpica e paralimpica, anche il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Giancarlo Giorgetti, Giorgio Scarso, presidente della Federazione Italiana Scherma, Marcella Cannariato Dragotto, referente per la Sicilia della Fondazione Bellisario, Toti Amato, presidente provinciale dell'Ordine dei Medici, il Generale di Corpo d'Armata Sottocapo di Stato Maggiore, Luigi Francesco De Leverano, l'avvocato Monica Campione e Marta Verona, capitano dell'Andros di basket femminile promossa di recente in serie A/1. Ha moderato l'incontro la giornalista Giulia Noera.

Il punto

Al centro del dibattito, la legge 91/1981 che regola i rapporti tra società e sportivi professionisti e alla quale le donne che praticano sport agonistici e ad alti livelli non possono ancora accedere risultando così, semplicemente, delle "dilettanti".

Tale legge, formulata per regolare i rapporti di lavoro in ambito sportivo, permetteva alle federazioni di poter scegliere, in base alle direttive del Coni, se aprire o meno le porte al professionismo.

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Dopo ben 38 anni di quelle direttive non si sa ancora nulla e su ben 32 discipline solo quattro hanno recepito la legge, cioè calcio, golf, ciclismo e basket, riservando però lo status di professionisti solo ed esclusivamente agli uomini.

In breve, le atlete che lavorano nello sport sarebbero relegate al ruolo di "dilettanti" senza esserlo e, di conseguenza, non possono godere di quei diritti sanciti e garantiti a tutte le donne che svolgono un'attività lavorativa come, ad esempio, la maternità, la pensione ed il trattamento di fine rapporto lavorativo.

Dal 2019, però, grazie alla volontà del Sottosegretario Giancarlo Giorgetti, esiste una legge delega, i cui emendamenti, verranno discussi e valutati nelle prossime settimane ed è desiderio della Fondazione Bellisario che alcuni di questi emendamenti fossero approvati nella loro totalità.

La parola alle atlete

Tante vittorie e medaglie quelle ottenute dalle donne, forse più numerose di quelle degli uomini, ma ancora non sono del tutto riconosciute: 'Il diritto delle donne di poter praticare sport è stato conquistato di pari passo con l'acquisizione di altri importanti diritti - ha detto Valentina Vezzali - e in passato, alle donne veniva negato il diritto di tale sport tanto che, nell'antica Grecia, la prima donna a fare sport si dovette travestire.

Non sono gli altri a dirci ciò vhe possiamo o non possiamo fare, ma siamo noi stesse consapevoli di ciò che siamo in grado di raggiungere. Dobbiamo far crescere una dirigenza femminile nello sport ancora prerogativa maschile e diffondere gli importanti valori sportivi'.

'Come donna nello sport sono sempre stata molto fortunata - ha detto Bebe Vio - ho iniziato a fare scherma a 5 anni e mi sono sempre divertita.

Ho da poco scoperto la sensazione che si prova a stare in una squadra formata da donne ed è bello perché si è creata una bella famiglia a tal punto che ho gioito di più per un bronzo a squadre che per un oro individuale perché è stata una vittoria condivisa. Ribaltando un po' la prospettiva, tutte le donne hanno un grande uomo dietro, io ho il mio papà e il mio obiettivo personale è riuscire a diventare presidente del CIP e del CONI'.

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