La vittoria di Carlos Sastre al Tour de France 2008 torna a far discutere in questo periodo di blocco della stagione del Ciclismo che concede spazio ai ricordi. Dopo l'affondo un po' arrogante di Lance Armstrong, che qualche settimana fa aveva bollato lo spagnolo come un corridore indegno di vincere la corsa più importante del mondo, è stato Kurt Asle Arvesen a raccontare alcuni episodi inediti di quella corsa. L'ex corridore norvegese era uno dei compagni di Sastre alla CSC e ha parlato per la prima volta della tensione vissuta in squadra con i fratelli Andy e Frank Schleck, culminata nella tappa con arrivo sull'Alpe d'Huez.

Arvesen: 'Sastre era un uccello solitario'

Il Tour de France 2008 resta una delle edizioni più strane e sorprendenti della storia recente della corsa più importante del ciclismo. Senza la Astana del campione in carica Alberto Contador, il Tour iniziò con pochi punti di riferimento e senza un vero favorito. La corsa rimase molto incerta e aperta fino alle battute conclusive. Alla vigilia dell'ultima tappa di montagna, quella con l'arrivo sull'Alpe d'Huez, Frank Schleck era in maglia gialla con appena 7" su Bernhard Kohl (poi cancellato da una positività all'antidoping), 8" su Cadel Evans e 49" su Carlos Sastre, lo spagnolo compagno di squadra del capoclassifica in CSC. Una situazione ancora indecifrabile, vista anche la lunga cronometro prevista dopo l'Alpe d'Huez, ma che si risolse nella classica scalata alpina.

Sastre partì all'attacco sulle prime rampe dell'Alpe, sorprendendo tutti e conquistando velocemente un vantaggio considerevole che lo portò a strappare la maglia gialla al compagno di squadra e a difenderla poi fino a Parigi. Quella che era sembrata una strategia ideale della CSC, giostrando le sue pedine per avere ragione di un corridore come Cadel Evans molto più forte a cronometro, si è ora scoperta come un'invenzione personale di Sastre frutto dei forti attriti vissuti in quel Tour de France con i fratelli Andy e Frank Schleck, gli altri leader della squadra.

Parlando al podcast Tidenes Tour de France, il norvegese Kurt Asle Arvesen, uno dei corridori di quella CSC, ha raccontato quanto fosse pesante il clima all'interno della squadra, una situazione che però non si era mai avvertita dall'esterno. "Carlos Sastre era un uccello solitario. Eravamo nove corridori in squadra, ma praticamente eravamo otto contro uno.

Vedendo dall'esterno era come se andasse tutto bene, ma l'ambiente era molto brutto in squadra. C'è stata una vera battaglia per la leadership e ci sono stati diversi litigi", ha raccontato Arvesen.

'Nessuno conosceva il suo piano'

La CSC si trovò così a gestire una situazione molto complessa, con i fratelli Schleck attorniati dal resto della squadra e l'isolato Sastre tutti potenziali vincitori del Tour de France. Nel momento decisivo della corsa, quello della scalata all'Alpe d'Huez, lo spagnolo decise di correre in maniera individuale, ignorando la maglia gialla del compagno-rivale Frank Schleck e partendo subito all'offensiva, una mossa che sorprese tutti nella CSC e lasciò incapaci di reagire i due fratelli lussemburghesi, probabilmente colpiti sul piano emotivo più che su quello fisico.

"Nessuno conosceva il piano di Sastre, ne Bjarne Riis, né i fratelli Schleck. Per loro due fu una vera umiliazione", ha raccontato Arvesen.

Le strade di Sastre e dei fratelli Schleck si divisero inevitabilmente dopo quel Tour de France. Lo spagnolo si accasò alla nuova Cervelo, riuscendo a vincere due tappe al Giro d'Italia dell'anno successivo, mentre i fratelli lussemburghesi rimasero con la squadra di Bjarne Riis.

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