In quel di Boston i tifosi sono abituati a vedere la storia (sportiva) accadere davanti ai propri occhi. Non potrebbe essere altrimenti per la franchigia che detiene il record di campionati NBA vinti (17 volte i Boston Celtics hanno alzato il Larry O'Brien Trophy, primato condiviso con gli arci-rivali dei Los Angeles Lakers) e che ha visto passare per il Massachusetts autentici immortali della pallacanestro. Bill Russell, Bob Cousy, John Havliceck, Larry (detto The Legend, appunto) Bird sono solo alcuni dei fenomeni passati per "Beantown" a tutti gli effetti annoverati tra i più grandi giocatori di sempre che, oltre al loro status di pluri-campioni NBA e Hall of Famer, condividono una carriera in larghissima parte consacrata ai Boston Celtics.

La franchigia se ne intende di campioni.

La partita manifesto di Tatum

I fasti e i successi di un tempo tardano ancora ad arrivare (l'ultimo titolo risale al 2008) ma sul parquet del TD Garden non passano inosservate le gesta di un ragazzo di 23 anni che sembra avere tutto per seguire le orme dei mostri sacri appena citati e risvegliare la leggenda bianco-verde. Stiamo parlando di Jayson Tatum, la guardia classe 1998 che nella notte italiana ha stampato 50 punti in faccia ai Brooklyn Nets, riaprendo la serie contro la seconda forza della Eastern Conference (record in regular season alla mano) apparentemente compromessa dopo le due agevoli vittorie di Durant e soci nei primi due appuntamenti giocati nella grande mela.

Una partita manifesto quella dell'ex Duke Blue Devil, una fotografia di tutto l'immenso talento offensivo nelle mani di questo ragazzo. Nel confronto di ieri i Nets hanno provato a rendergli la vita difficile, ma in certe serate Tatum è semplicemente superiore a qualsiasi piano difensivo.

Difficile ricordare un canestro comodo del numero 0 che ha sfoggiato tutta la sua classe sul malcapitato marcatore di turno: step-back da tre punti, tiri in fadeaway, soluzioni al ferro e un certo senso drammatico nella scelta dei momenti in cui innestare le marce alte e dare la spallata decisiva al match.

50 punti a referto (massimo in carriera nei playoff) e un posto tra i grandi Celtic, diventando il sesto giocatore della storia della franchigia con 50 o più punti segnati in una partita di post-season.

Non un exploit, ma la consacrazione di un talento

I playoff NBA si prestano da sempre alle grandi imprese e a prestazioni irripetibili che restano però episodi isolati.

Non è di certo il caso di Jayson Tatum, che sta dimostrando di avere le stimmate del campione e sta confermando tutte le aspettative che si è attirato fin dal suo ingresso nella lega. Nei primi 4 anni da professionista Tatum ha infatti migliorato sensibilmente le principali voci statistiche (punti rimbalzi assist) fino a chiudere la stagione regolare 2020-2021 (in cui è stato convocato al suo secondo All-Star Game) con 26,4 punti, 7,4 rimbalzi e 4,3 assist di media. Ma come sempre i numeri non possono spiegare tutto: i fenomeni si riconoscono anche e soprattutto ad occhio nudo, grazie ad alcuni dettagli e qualità impossibili da incasellare in un referto. Jayson Tatum è uno di quei giocatori che l'occhio lo ruba eccome; gioca con una classe ed eleganza più uniche che rare, ha una varietà di soluzioni pressoché infinite in attacco, in determinati frangenti emana una presenza quasi magnetica sul terreno di gioco e non si lascia sopraffare dalle emozioni, anzi, tanto più è elevato il palcoscenico più il talento di Saint.

Louis alza l'asticella. Una caratteristica che contraddistingue i buoni giocatori dai grandi campioni. Non è un caso che i 50 punti segnati ieri siano arrivati proprio nel momento del bisogno, con i suoi Boston Celtics in ginocchio dopo essere sprofondati sotto 2 a 0 nella serie contro la corazzata Brooklyn Nets. E non è nemmeno un caso che 50 ne aveva segnati anche nella partita da dentro o fuori contro i Washington Wizards, confronto secco con un biglietto ai playoff in palio per la squadra vincente. E non sarà una coincidenza se toccherà proprio a Jayson Tatum ereditare la leggendaria tradizione della franchigia bianco-verde.