Mentre si festeggia la medaglia di bronzo odierna conquistata da Elia Viviani nell’omnium, al velodromo delle Olimpiadi di Tokyo 2020 si continua ancora a parlare della fantastica finale dell’inseguimento a squadre vinta ieri dal quartetto italiano. Filippo Ganna, Francesco Lamon, Simone Consonni e Jonathan Milan hanno auto la meglio in un finale tiratissimo e elettrizzante sul quartetto della Danimarca, accreditato dei favori del pronostico all’avvio del torneo olimpio. Turno dopo turno gli azzurri hanno però colmato il piccolo gap che li separava dai danesi, che hanno vissuto un torneo molto più tormentato del previsto.

Danimarca, un’Olimpiade complicata

Dopo il turno di qualificazione, in cui hanno fatto segnare il miglior tempo, i danesi sono stati oggetto di un’inchiesta per aver utilizzato del nastro kiniesologico durante la prova. Tutti e quattro i corridori si sono presentati al via con delle strisce di nastro su entrambe le gambe, un espediente per avere un seppur minimo miglioramento dell’efficienza aerodinamica . Diverse squadre avversarie hanno presentato un ricorso all’Uci, visto che il regolamento vieta di usare accessori e capi di abbigliamento non strettamente necessari, e soprattutto se questi servono per ottimizzare l’aerodinamica. Alla Danimarca è stato vietato di usare il nastro nei turni successivi, ma non sono stati presi ulteriori provvedimenti, come squalifiche o penalizzazioni, come era richiesto dagli avversari.

I danesi hanno vissuto una giornata travagliata anche nel primo turno, quando sono stati protagonisti di un incidente, andando a tamponare un componente del quartetto britannico. Pur non avendo concluso la prova, alla Danimarca è stata comunque assegnata la vittoria che ha garantito il posto nella finale contro gli azzurri.

L’ultimo atto del torneo olimpico di inseguimento a squadre è stato di altissimo livello tecnico ed emotivo e si è deciso per appena 173 millesimi di secondo a favore di Ganna e compagni.

Secondo l’esperto di aerodinamica Xavier Disley, dell’azienda Aerocoach, il ricorso che ha vietato l’utilizzo del nastro da parte dei danesi potrebbe essere stato decisivo per portare la sfida dalla parte degli azzurri.

“Una delle prime cose che facciamo noi di Aerocoach è vendere strisce di nastro kiniesologico ai cronomen nel Regno Unito, in eventi non UCI. Il corpo del ciclista rappresenta l’80% della resistenza aerodinamica. La gamba è esposta al vento e non ha una forma molto aerodinamica. Qualsiasi cosa tu possa fare per renderla più aerodinamica rappresenta un vantaggio”, ha spiegato Disley.

Un watt e mezzo di differenza

Disley ha trovato qualche altra piccola differenza nei materiali utilizzati dalle due squadre e che può aver determinato il risultato finale, anche perché il distacco finale è stato talmente minimo che ogni particolare ha inciso pesantemente. “Ho calcolato che la differenza tra Italia e Danimarca in finale è stata inferiore a un watt e mezzo, quindi usando il nastro avrebbe potuto fare una piccola differenza”, ha spiegato l’esperto di Aerocoach, aggiungendo che entrambe le squadre si sono presentate “con un ottimo setup”.

Disley è stato colpito da alcune scelte tecniche della Danimarca. “Dalla posizione dei corridori alle bici era tutto molto bello. Ma i danesi non avevano guarniture aerodinamiche. Forse le hanno scelte per la rigidità”, ha notato Disley, spiegando che la guarnitura montata sulle bici Argon 18 dei danesi presentava delle aperture che invece non erano presenti nelle Pinarello azzurre. L’esperto ha notato anche la differenza nella scelta dei caschi, tutti uguali per il quartetto italiano ed invece di disegni diversi per i danesi.

Disley ha infine parlato dei tanti record caduti nel Ciclismo su pista in questa edizione delle Olimpiadi, trovando una semplice spiegazione: “I corridori sono forti, gli allenamenti sono importanti, ma non c’è niente come l’aerodinamica, è un miglioramento costante”, ha analizzato l’esperto di Aerocoach, spiegando anche che in questa Olimpiade, per la prima volta, l’Uci ha vietato di portare del materiale tecnico, bici, componenti o accessori, mai usato in precedenza.

Questo però non ha determinato una flessione delle prestazioni, anzi. “Anche se le attrezzature non sono del tutto nuove, a volte può essere la prima volta che viene usata tutta insieme piuttosto che avere solo un paio di corridori che provano le parti nuove. Quindi c’è un miglioramento quando poi tutti i corridori del quartetto hanno gli aggiornamenti”, ha spiegato Disley.