Nella settimana dei Mondiali di ciclismo non si può non pensare a Peter Sagan, unico campione della storia ad aver conquistato per tre anni di fila la maglia iridata della corsa in linea. In un'intervista a Top Cycling, l'ex corridore slovacco ha raccontato la sua nuova vita tra granfondo ed eventi vari legati al ciclismo e non solo. Sagan ha ricordato alcuni punti chiave della carriera, conclusa nel 2023 con ben 121 vittorie in bacheca. Il 35enne slovacco ha parlato della difficile esperienza vissuta nel 2015, nella sua prima stagione in maglia Tinkoff.

Sagan si trovò a fare i conti con un approccio molto schematico e rigido, ed entrò in conflitto con il suo nuovo preparatore, che lo bollò come un corridore finito e che non avrebbe più vinto nulla.

Sagan: 'Prima avevo un programma, ma mi allenavo anche a sensazioni'

Dalle pagine di Top Cycling, Peter Sagan ha raccontato che la sua nuova vita di ex campione ruota ancora attorno al ciclismo, ma con più rilassatezza e piacere di un tempo.

"Collaboro con i miei sponsor, come Specialized, 100%, Sportful, Monster, My Whoosh e anche Pierre Baguette, il mio programma dipende da loro, partecipo a molti eventi, granfondo e presentazioni, che mi tengono impegnato e mi permettono di restare sempre connesso al ciclismo.

Ogni volta che vengo invitato a una gara o a un evento speciale, sono disponibile" ha dichiarato il tre volte campione del mondo di ciclismo, che nei mesi scorsi ha partecipato anche a una trasmissione della tv slovacca che equivale a "Ballando con le stelle".

Sagan ha rivelato di aver vissuto un momento molto critico tra il 2014 e il 2015, nell'ultima stagione alla Cannondale e nella prima alla Tinkoff. Ad appena 24 anni, lo slovacco era già una delle stelle del ciclismo mondiale, dopo un esordio dirompente in maglia Liquigas, poi evoluta in Cannondale. Chiusa la sua avventura nella squadra italiana con un'annata in chiaroscuro e qualche contrasto sui metodi di allenamento, Sagan si scontrò con il preparatore a cui lo affidò la Tinkoff, l'ex corridore americano Bobby Julich.

"Prima avevo un programma di allenamento, ma andavo anche a sensazioni. Improvvisamente alla Cannondale mi dicevano che sarei migliorato in salita senza perdere lo spunto veloce. Ho provato ma non ha funzionato. Julich aveva le stesse teorie", ha raccontato Sagan, che dopo una stagione di classiche primaverili deludente affrontò il suo nuovo preparatore in modo molti diretto.

'Con Vila ho ritrovato il mio equilibrio'

"Le cose sono andate male quando non ha voluto assumersi le sue responsabilità" ha raccontato Peter Sagan, criticando l'approccio molto rigido di Julich. "Dopo quattro mesi alla Tinkoff, quando non vincevo, mi ha detto che ero esausto, che ero finito e che non avrei mai più vinto niente.

Gli ho risposto: "Sai cosa? Io andrò per la mia strada, tu per la tua. Non voglio più vederti in vita mia" ha raccontato Sagan.

La Tinkoff riuscì poi a risolvere la situazione trovando un nuovo preparatore per Sagan, lo spagnolo Patxi Vila. "Lui era più umano, capiva meglio le mie esigenze. Con lui ho trovato l'equilibrio. Abbiamo ripreso a lavorare in base al programma ma anche a quello che sentivo, non come una macchina, e ho ricominciato a vincere" ha ricordato Sagan, che proprio in quel finale di stagione, anche grazie a Vila, riuscì a vincere il primo dei suoi tre titoli mondiali.