In un'intervista rilasciata a Le Soir, l'ex campione del mondo Philippe Gilbert ha espresso preoccupazione riguardo alla gestione della pausa invernale da parte di Tadej Pogačar, l'indiscusso dominatore del ciclismo mondiale. Gilbert ha sottolineato le sfide che un atleta di élite come Pogačar deve affrontare, non solo sul fronte fisico, ma anche su quello mentale e puramente pratico. L'ex campione belga ha criticato l'eccessiva mole di impegni che hanno gravato Pogačar in queste settimane che sarebbero dovute essere di esclusivo recupero. "Da metà ottobre a dicembre un corridore ha bisogno di riposo e silenzio" ha commentato Gilbert.
Gilbert: 'Sorpreso di averlo visto a così tanti eventi'
Philippe Gilbert ha osservato come il peso della fama e degli impegni con gli sponsor possa influenzare negativamente il ciclo di recupero e preparazione di un ciclista professionista. "Forse è proprio questo aspetto che lo esaurisce", ha affermato. "Sono rimasto sorpreso di vederlo quest'autunno in così tanti posti diversi. A volte mi chiedo come riesca a riposare e concentrarsi sull'allenamento".
Questa affermazione mette in luce un dilemma comune tra i campioni: mentre il corpo può rigenerarsi in poche ore, la mente richiede uno spazio di silenzio e tranquillità, essenziale per ricaricare le batterie in vista della nuova stagione. Nel corso dell’autunno, Pogačar ha partecipato ad alcuni, a Andorra, Monaco, nella sua Slovenia, e a diversi appuntamenti legati agli sponsor, come il mondiale di ciclismo virtuale a Dubai.
Questo programma serrato lo ha tenuto costantemente in movimento, mentre buona parte dei suoi rivali si ritirava a riflettere sulla stagione trascorsa.
"Era presente a molti eventi", ha puntualizzato Philippe Gilbert, sottolineando come la generosità di Pogačar, che dona materiale per aste benefiche e si impegna in attività pubbliche, possa però rappresentare una trappola. "Da metà ottobre a inizio dicembre, un corridore professionista ha bisogno di riposo e silenzio".
Questa disponibilità alle richieste esterne non è solo una dimostrazione di altruismo; è anche uno degli elementi che hanno contribuito a trasformare Pogačar in una figura di spicco nel ciclismo e ad uscire dai confini di popolarità del suo sport.
Tuttavia, come evidenziato da Gilbert, questa stessa popolarità può diventare un peso, specialmente durante i mesi che dovrebbero essere dedicati alla ricostruzione fisica e mentale.
Tadej Pogačar ha già riconosciuto in passato l'impatto psicologico della pressione derivante dal suo ruolo di campione.
'Merckx non si fermava mai e neanche Tadej vuole fermarsi'
Gilbert ha inoltre sollevato questioni relative alla strategia adottata dal UAE Team Emirates-XRG nel cercare di gestire il fenomeno sloveno. L'ex campione belga ha ricordato l'ultimo Tour de France, in cui Pogačar è apparso un po' insofferente nella parte finale. "La sua squadra gli ha detto: 'Smettila di attaccare, segui e basta, non ti chiediamo più di vincere tappe'", ha raccontato.
Secondo Gilbert, questo approccio potrebbe limitare la spontaneità e l'istintività che caratterizzano Pogačar come campione.
"Imponendo questo a Tadej, lo costringi a correre contro i suoi istinti naturali. È il tipo a cui dovresti dire: 'Vai avanti, divertiti'". Quello che rende Pogačar irresistibile, il suo modo istintivo e generoso di correre, può anche rappresentare una difficoltà nella sua gestione secondo Gilbert.
"Pogačar non vuole vincere come un calcolatore, vuole vincere come un collezionista", ha affermato, differenziandolo da grandi campioni del passato come Miguel Indurain. "Pogačar è l'opposto di Indurain. Vuole vincere anche la tappa regina, la cronometro, forse tutte le maglie per fare la storia".
Gilbert ha anche ricordato un episodio significativo dell'ultima tappa del Tour de France, dove Pogačar, già sicuro della maglia gialla, ha preso dei rischi sul pavè bagnato, perdendo contro Wout van Aert. "Eddy Merckx non si fermava mai, e nemmeno Tadej si ferma", ha sottolineato Gilbert. "Il pavé era bagnato e scivoloso, c'erano tutti gli ingredienti per una caduta e mettere a rischio la vittoria finale, ma lui ci ha provato. Gli piace" ha chiosato Philippe Gilbert.