Tadej Pogačar, il campione del mondo e dominatore delle ultime stagioni del ciclismo professionistico, è stato insignito dal celebre quotidiano francese L'Équipe del premio "Campione dei Campioni" come miglior sportivo del 2025. Questa prestigiosa onorificenza, che celebra le eccellenze nello sport, ha visto Pogačar entrare a far parte di un elenco d’eccezione, che include leggende come Michael Jordan, Usain Bolt, Lionel Messi, Serena Williams, Roger Federer e Novak Djokovic. La premiazione è stata anche l'occasione di una lunga e a tratti insolita intervista a L'Equipe, in cui Pogačar ha riflettuto su alcuni aspetti del ciclismo.

Secondo il fuoriclasse sloveno, la minor visibilità di cui gode il ciclismo rispetto ad altri sport come il calcio, il tennis o la Formula Uno risiede nella sua stessa natura di disciplina molto complessa da capire per alcuni risvolti tattici, ma anche per l'impossibilità dei campioni di rimanere sotto i riflettori ed essere così riconosacibili da un pubblico più generico.

Pogačar: 'Il ciclismo è tatticamente complesso'

Tadej Pogačar è entrato in punta di piedi nell'albo d'oro del premio attribuito ogni anno da L'Equipe al più grande campione dello sport, dove si trova ora al fianco di leggende senza tempo come Bolt e Federer. "Onestamente, non mi metterei in quella lista. Non potrei mai piazzarmi così in alto," ha commentato Pogačar a L'Équipe.

Pogačar è diventato solo il secondo ciclista da Greg LeMond, nel 1989, a ricevere questo premio, dimostrando quanto il ciclismo fatichi ad emergere in mezzo ad altri sport più da copertina.

Questo dato è stato lo spunto per alcune riflessioni interessanti di Pogačar. Il campione del mondo ha fatto emergere alcune criticità del ciclismo rispetto ad altre discipline più popolari. "Il ciclismo è molto particolare e non è facile da seguire o praticare. È più semplice guardare una partita di tennis che una gara di ciclismo di sei ore," ha spiegato. "Nelle nostre gare, 23 squadre corrono insieme. Questo è uno dei motivi per cui il ciclismo non è valutato adeguatamente e forse non è considerato di classe come l'NBA, il tennis o il golf" ha commentato Pogačar.

Il campione ha posto l'accento sulla complessità tattica del ciclismo, che può risultare ostica per il grande pubblico rispetto ad altri sport. "Il calcio è anche più semplice perché tutti ne parlano e tutti possono spiegarlo. Il ciclismo è diverso. È tatticamente complesso e non ha la stessa visibilità," ha aggiunto. In questo contesto, Pogačar ha descritto il ciclismo come uno sport umile, privo di quell'aspetto glamour, dell'impatto mediatico e commerciale che caratterizzano discipline come la Formula Uno, dove le superstar sono sempre al centro dell’attenzione non solo per questioni puramente sportive.

'Attacco così da lontano perchè è così che vinco'

Nonostante i limiti del ciclismo, la carriera di Pogačar sta però guadagnando sempre più popolarità.

"Sono ancora sul pianeta Terra," ha scherzato, sottolineando il suo legame con i fan. "È bello vedere bambini che amano andare in bicicletta, soprattutto quando mi sostengono. Non mi sento una star." Il campione ha condiviso le sue esperienze quando i fan lo fermano in strada, sottolineando come questo possa sorprendere un giovane atleta che non si percepisce come una celebrità. "A volte non mi ascoltano nemmeno quando rispondo e vogliono solo la foto. Se viaggio in Asia, la gente potrebbe non riconoscermi. A Barcellona, Bruxelles o in Italia è diverso. Dipende da dove mi trovo" ha raccontato Pogačar.

Il campione del mondo ha parlato anche del suo approccio sempre più aggressivo alle corse. Nel 2025, Pogačar ha mostrato un atteggiamento senza precedenti, esibendosi in attacchi solitari memorabili ai Campionati del mondo, ai Campionati europei e al Lombardia.

"Perché attacco da così lontano? Perché è così che vinco," ha dichiarato. Il suo approccio audace lo ha portato a scegliere strategie rischiose, piuttosto che attendere uno sprint finale, una scelta che ha dimostrato di portargli risultati. "Se aspetto uno sprint non sono sicuro di vincere. Sono fortunato a percepire il momento di partire da solo. A volte funziona e vinco, a volte no e perdo."

La preparazione e la gestione delle energie sono cruciali nella mente del campione sloveno. "Penso a tutto ciò che può farmi vincere. Gestisco le mie energie. Controllo i distacchi. Anticipo quello che verrà. Non è una passeggiata." Queste parole rispecchiano la disciplina e la strategia che stanno alla base del suo successo.

La vittoria di Pogačar del titolo di "Campione dei Campioni" rappresenta non solo un riconoscimento individuale, ma anche una nuova opportunità per il ciclismo di emergere nel panorama sportivo globale. Nonostante le sfide di visibilità e appeal, la sua presenza nel ciclismo potrebbe infondere una nuova vita e interesse per uno sport che, come egli stesso ha detto, è spesso sottovalutato ma ricco di complessità e bellezza.