Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) ha ribadito la propria posizione in merito alla squalifica dell’atleta ucraino Vladyslav Heraskevych, escluso dalla gara di skeleton ai Giochi Invernali di Milano‑Cortina 2026. Il portavoce del CIO, Mark Adams, ha sottolineato che “lo spazio per gareggiare è uno spazio neutrale” e che l’intento è “garantire la sacralità dei Giochi”.
Le ragioni della squalifica
La decisione è stata presa dalla giuria della Federazione Internazionale di Bob e Skeleton (IBSF) poiché il casco indossato da Heraskevych non rispettava le Linee Guida sull’espressione visiva degli atleti.
Il CIO ha quindi ritirato con rammarico l’accreditamento dell’atleta.
Il contesto e le dichiarazioni del CIO
Mark Adams ha spiegato che, pur comprendendo la pressione esercitata da alcuni Paesi affinché gli atleti esprimano le proprie opinioni, le regole — redatte con il coinvolgimento degli atleti stessi — stabiliscono che lo spazio di gara debba rimanere neutrale. “Capiamo qual è la pressione proveniente da alcuni Paesi perché esprimano le loro opinioni, ma le regole che sono state redatte, peraltro da e con gli atleti, dicono che lo spazio per gareggiare è uno spazio neutrale. Noi vogliamo garantire la sacralità dei Giochi”, ha affermato Adams.
Il casco e il rifiuto delle alternative
Il casco di Heraskevych raffigurava i volti di atleti ucraini uccisi durante il conflitto con la Russia.
Sebbene questo gesto abbia suscitato forte emozione, è stato considerato in contrasto con la regola 50 della Carta Olimpica, che vieta manifestazioni politiche o religiose durante le competizioni. Il CIO ha proposto all’atleta alternative simboliche, come una fascia nera al braccio o l’esposizione del casco in zona mista, ma Heraskevych ha rifiutato ogni compromesso.