Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) non è uno strumento di propaganda per i dittatori, neppure nella peggiore delle ipotesi, come macchina per lanciare una guerra contro un Paese vicino. A rispondere con un secco “No” è stata la presidente del CIO, Kirsty Coventry, durante una conferenza stampa tenutasi al Main Media Centre di Milano, dove si trovava per seguire i Giochi invernali Milano-Cortina 2026.
La domanda rivolta a Coventry faceva esplicito riferimento alle dichiarazioni dell’atleta ucraino dello skeleton, Vladyslav Heraskevych. Quest’ultimo aveva accusato il CIO di essere “responsabile” dell’invasione russa della Crimea nel 2014, avvenuta subito dopo i Giochi di Sochi.
Il contesto della dichiarazione
La risposta della presidente Coventry è arrivata nel corso di un incontro con la stampa. La domanda del giornalista si concentrava sulle parole di Heraskevych, che aveva attribuito al CIO una responsabilità nell’annessione della Crimea.
La posizione del CIO secondo Coventry
Con un’unica parola, “No”, Kirsty Coventry ha voluto chiarire la posizione del Comitato Olimpico Internazionale, sottolineando che non può essere utilizzato come veicolo di propaganda politica o militare da parte di regimi autoritari. La risposta, secca e senza fronzoli, ha inteso mettere un punto fermo sulle accuse mosse dall’atleta ucraino.
La neutralità dello sport
La dichiarazione di Coventry si inserisce in una linea di difesa dell’autonomia del CIO rispetto a pressioni politiche esterne.
Già in passato, in occasione di altre tensioni internazionali, il Comitato aveva ribadito la propria neutralità e il proprio impegno a mantenere lo sport separato da conflitti geopolitici, promuovendo i valori di pace e unità.