Loïc Serra, direttore tecnico della Scuderia Ferrari, ha delineato un quadro cauto ma incoraggiante in vista del Mondiale di Formula 1 2026. In un'intervista a L’Équipe, ha evidenziato come la SF‑26 rappresenti una base promettente, ma ha posto l'accento sull'importanza di non fermarsi: “La cosa più importante non è avere una buona vettura adesso, ma essere capaci di migliorarla durante tutta la stagione”.
Una monoposto nata da un foglio bianco
Serra ha ricordato che il nuovo regolamento ha offerto alla Ferrari una “foglio bianco” da cui partire, una condizione che porta con sé sia opportunità che rischi.
“Siamo partiti da un foglio bianco e questo dà tante opportunità. Lo svantaggio è che, quando ci sono così tante possibilità, ci si può perdere rapidamente”, ha ammesso il direttore tecnico.
Innovazione visibile e lavoro invisibile
Tra le soluzioni tecniche più evidenti, Serra ha citato l'ala mobile posteriore che ruota di 270 gradi, soprannominata “Macarena” dal team principal Fred Vasseur. Questa innovazione è stata progettata per massimizzare la velocità in rettilineo e ottimizzare i flussi d'aria. Riguardo allo scarico, Serra ha precisato: “Il mio scarico? Non è così, piuttosto è lo scarico della squadra. Io mi considero solamente l’ultimo anello della catena”.
Ha poi aggiunto: “Ciò che dà davvero prestazione ad una vettura raramente è visibile.
Si tratta della somma di tante piccole cose. Con la fine dell’era ad effetto suolo, la ricerca per tutti è massimizzare il carico e ricercare una buona interazione tra telaio e motore. Ora dobbiamo migliorare la SF‑26, e dobbiamo farlo per tutta la stagione. Con le persone che abbiamo a Maranello, non vedo perché non dovremmo riuscirci”.
Flessibilità e affidabilità come pilastri tecnici
In un contesto tecnico segnato da un cambio regolamentare radicale, Loïc Serra ha posto l'accento sulla flessibilità progettuale della SF‑26. La vettura è stata concepita per evolversi rapidamente durante la stagione, grazie a un’architettura modulare e a soluzioni come l’aerodinamica attiva, elementi chiave per adattarsi alle nuove condizioni di gara.
Serra ha ribadito che l’affidabilità resta un requisito imprescindibile: anche con l’introduzione di tecnologie complesse come l’Active Aero, la robustezza meccanica non è stata sacrificata in favore della prestazione, ma anzi è stata considerata una priorità fin dalle prime fasi di sviluppo.