Gianmarco Garofoli, ciclista della Soudal‑Quick‑Step, ha vissuto un momento di profondo spavento mentre si allenava sul Teide, a Tenerife. Il giovane atleta è stato investito da un’auto che procedeva a oltre 100 km/h, venendo colpito dallo specchietto e dalla parte anteriore del veicolo. L’automobilista non si è fermato, ma poco dopo Garofoli ha riconosciuto la stessa auto, una Seat bianca con lo specchietto rotto, e ha allertato la Guardia Civil, che ha poi identificato il conducente.
Trasportato in ospedale, il ciclista ha riportato numerosi ematomi sul lato sinistro del corpo, ma fortunatamente nessuna frattura.
“Per fortuna nulla di rotto… dentro però qualcosa si è rotto lo stesso”, ha commentato, esprimendo la sua amarezza e la consapevolezza della fragilità dei ciclisti sulle strade.
Il racconto dell’incidente
“Oggi faccio fatica a trovare le parole”, ha esordito Garofoli nel suo messaggio, narrando di essere stato investito nonostante fosse perfettamente visibile, grazie allo smanicato giallo fluo e alla luce posteriore lampeggiante. “Non ha rallentato, non si è spostato, non ha fatto nulla”, ha aggiunto, descrivendo l’impatto e il pensiero immediato: “In quell’istante ho capito che se mi avesse preso in pieno, probabilmente oggi non sarei qui”.
Il comportamento dell’automobilista ha ulteriormente aggravato il trauma: “La cosa più brutta non è stata solo la botta, ma vedere che non si è fermato.
È scappato, lasciandomi lì sull’asfalto, come se la mia vita non contasse nulla”.
Riflessioni e ripartenza
Rientrando verso l’hotel, ancora sotto shock, Garofoli ha incrociato una Seat bianca con lo specchietto rotto, lo stesso che aveva raccolto da terra pochi minuti prima. A quel punto ha contattato la Guardia Civil, che ha preso in carico la denuncia e identificato il guidatore. Gli esami ospedalieri hanno escluso fratture, ma i segni dell’impatto erano evidenti: “Per fortuna nulla di rotto, solo tanti ematomi sulla parte sinistra del corpo. Dentro però qualcosa si è rotto lo stesso”.
Il messaggio si è concluso con una riflessione sul rischio quotidiano affrontato dai ciclisti: “Condivido tutto questo non per fare polemica, ma per ricordare quanto siamo inermi sulla strada e quanto basta un secondo, una scelta sbagliata, per cambiare una vita.
Domani si riparte, con un po’ di paura in più, ma con tanta gratitudine per essere ancora qui”.
L’episodio, che ha visto il ciclista 23enne investito da un “pirata della strada” a oltre 100 km/h, sottolinea la vulnerabilità dei ciclisti. Nonostante la visibilità garantita dall’abbigliamento e dalle luci, l’automobilista non si è fermato. Garofoli ha riconosciuto l’auto, una Seat bianca, e ha allertato le autorità. L’ospedale ha confermato l’assenza di fratture, ma il corridore ha ammesso che l’esperienza ha lasciato un segno profondo, esprimendo al contempo gratitudine per essere sopravvissuto.