Guido Monaco, commentatore tecnico di Eurosport, ha offerto un’analisi puntuale al termine dell’Australian Open, conclusosi con il successo di Carlos Alcaraz su Novak Djokovic. Nel corso della trasmissione TennisMania, Monaco ha sottolineato una differenza sottile ma significativa tra Alcaraz e Jannik Sinner: “Alcaraz e Sinner forse hanno una capacità diversa nel non arrendersi. Si rischia un equivoco”.
Il trionfo di Alcaraz e la finale contro Djokovic
Alcaraz ha conquistato il suo settimo titolo del Grande Slam a ventidue anni, completando il Career Slam con la vittoria sull’Australian Open.
Ha battuto Djokovic 2‑6, 6‑2, 6‑3, 7‑5 in tre ore e cinque minuti. Monaco ha descritto il primo set come “naturale continuazione del quinto set giocato con Sinner”, sottolineando la velocità di palla e la convinzione del serbo, “un 6‑2 che non ammetteva repliche”.
Nel secondo e terzo set, secondo Monaco, Djokovic ha accusato un calo fisiologico di energie, mentre nel quarto ha mostrato una maturità notevole: “Non è stato scintillante ma ha giocato con una maturità incredibile. Molto più concreto che bello. Esce a testa altissima, che dire? Tutti in piedi per Nole!”.
Il confronto tra Sinner e Alcaraz e il rischio di fraintendimento
Monaco ha definito la sconfitta di Sinner contro Djokovic “una delle partite più impossibili da spiegare della storia del tennis”, evidenziando come i numeri suggeriscano una vittoria di Sinner in quattro set, ma la realtà sia stata diversa.
Ha invitato a non cadere in equivoci: “Quando arrivi da due volte vincitore del titolo e perdi in semifinale… si rischia di entrare in un equivoco se si ragiona così”.
Pur riconoscendo alcune difficoltà tecniche di Sinner – come la precisione nei lungolinea o le risposte al servizio di dritto – Monaco ha espresso fiducia nel suo futuro: “Vedo comunque un giocatore che in battuta continua a crescere… non sono minimamente preoccupato per il suo tennis”.
Il dominio di Sinner e Alcaraz nel circuito
Sinner e Alcaraz hanno vinto gli ultimi nove Slam, confermando un dominio assoluto nel tennis maschile contemporaneo. Questo dato rafforza l’idea che entrambi siano al vertice, ma con caratteristiche mentali e agonistiche differenti, che meritano un’attenta valutazione.