Alessandro Del Piero ha espresso una dura critica in merito all’esclusione dell’Italia dal prossimo Mondiale, definendo il terzo fallimento consecutivo come “imbarazzante da giustificare”. Ospite a Sky Calcio Unplugged, l’ex campione ha manifestato un profondo stato d’animo, parlando di “tristezza, arrabbiatura, delusione e incredulità”. Ha ripercorso la serie di insuccessi, sottolineando come “la prima volta era stato uno choc, la seconda un incubo e la terza imbarazzante da giustificare”, evidenziando una progressione di frustrazione nel panorama calcistico nazionale.

Analisi del sistema in ritardo

L’ex attaccante, che vent’anni fa conquistò il titolo mondiale in Germania, ha puntato il dito contro un sistema in ritardo, affermando che “indipendentemente da di chi sia la colpa”, le problematiche sono più ampie. Ha citato Francia e Germania come modelli virtuosi, Paesi che “hanno studiato ed è ripartito da capo”, mentre in Italia “le soluzioni sembrano molto lontane”. Questa osservazione evidenzia una mancanza di rinnovamento e adattamento rispetto ad altre realtà calcistiche europee.

Appello alla reazione e alla responsabilità collettiva

Del Piero ha lanciato un forte appello alla reazione, invitando tutti a “reagire e ripartire, mettersi in gioco, studiare e lavorare per risolvere le cose con entusiasmo”.

Ha enfatizzato l’importanza del gioco di squadra, ribadendo che “non ci deve essere un capro espiatorio né una persona chiamata a risolvere tutto”. Secondo l’ex azzurro, il talento nel calcio italiano esiste ancora, ma non è stato adeguatamente valorizzato, a differenza di altri sport che hanno saputo ricostruire con successo. I problemi individuati riguardano i settori giovanili, gli stadi e gli investimenti, coinvolgendo l’intera filiera dirigenziale e tecnica, “dai presidenti in giù, dirigenti e allenatori”.

Umiltà, tempo e progettualità: le chiavi del rilancio

Una delle critiche principali di Del Piero riguarda la perdita di “contatto con il territorio e con la ‘tradizione’”, che ha portato all’esclusione di un’intera generazione di giovani dalla Nazionale.

L’ex campione ha esortato a un bagno di umiltà: “Dobbiamo fare un passo indietro e dire che non siamo più i migliori, neanche i secondi e i terzi. L’orgoglio va messo da parte, serve umiltà”. Ha concluso il suo intervento con un’accorata richiesta di progettualità, sottolineando che “non è solo un discorso di soldi, serve progettualità con passaggi da rispettare”. Ha evidenziato come il tempo sia un fattore cruciale per il successo, citando esempi come Gasperini all’Atalanta e Ancelotti alla Juventus, per i quali la perseveranza ha portato a risultati straordinari. “Serve qualcosa in più che pensare a salvarsi il c..o. I calciatori non si costruiscono, si plasmano e si aiutano ad arrivare”, ha affermato con forza, richiamando a una visione a lungo termine per lo sviluppo dei talenti.

Il fallimento sistemico: altre voci

Le parole di Del Piero trovano eco in un coro di critiche che definiscono l’esclusione dell’Italia dal Mondiale come un fallimento sistemico. Luigi Garlando ha parlato di “terza Apocalisse”, evidenziando come il senso dello shock si sia ormai perso e come una generazione di giovani crescerà senza aver mai visto la Nazionale in una Coppa del mondo. Ivan Zazzaroni ha rafforzato questa visione, esortando a non cercare alibi e definendo il flop come “il fallimento plastico di un sistema”, attribuendo responsabilità precise a chi detiene le redini del calcio italiano. Questo quadro generale dipinge un’urgenza di riforme profonde e strutturali per il futuro del calcio nel Paese.