Le recenti dichiarazioni di Gabriele Gravina, presidente della FIGC, hanno scatenato una veemente polemica nel panorama dello sport italiano. A seguito della mancata qualificazione della Nazionale ai Mondiali di calcio 2026, Gravina ha rilasciato affermazioni che hanno suscitato profonda indignazione: ha dichiarato che «il calcio è professionistico, mentre gli altri sport sono dilettantistici». Queste parole sono state percepite come un grave sminuimento e un'offesa da numerosi atleti di spicco, che hanno prontamente espresso il loro dissenso.

Tra le prime e più decise reazioni, spicca quella di Mattia Furlani, campione del mondo di salto in lungo e bronzo olimpico a Parigi 2024.

Furlani ha replicato con fermezza: «Questo discorso ammazza proprio i valori dello sport e il lavoro che lo Stato ... rende atleti PROFESSIONISTI … Mi dispiace perché non è solo un insulto al calcio … ma anche allo sport italiano. … Perché è questa la professione, non chi dichiara certe cose sputando sul lavoro altrui». A lui si è unito Yeman Crippa, primatista nazionale di mezza maratona e campione d’Europa, che ha commentato con pungente ironia: «Questa mattina sono andato a correre per diletto».

La protesta si estende tra i campioni italiani

Le controverse affermazioni di Gravina hanno rapidamente trovato risonanza tra altri grandi nomi dello sport italiano, alimentando un dibattito sempre più acceso.

Il campione di nuoto Gregorio Paltrinieri ha espresso il suo disappunto, dichiarando: «Dispiace vedere quello che dice Gravina, ho visto spezzoni. Io quando perdo penso a me stesso e faccio un'analisi di quello che sbaglio io e che faccio io, senza buttare in mezzo altri. Secondo me è un'arma a doppio taglio, ti va poi contro. Il senso della discussione è cercare di trovare un modo per far migliorare il calcio italiano». Anche Federica Pellegrini ha manifestato il proprio malcontento, condividendo le incisive parole della pugile Irma Testa: «I veri professionisti siamo noi, gareggiamo e vinciamo per la maglia e il nostro Paese, guardando i giocatori milionari fare brutte figure. Mi alleno più di un calciatore, guadagnando meno dei loro cuochi o delle loro tate.

Nonostante questo quando perdo (quelle poche volte) sento il peso di un'intera Nazione che comunque non mi chiede niente perché impegnata a guardare il calcio... Forza Italia, la pasta e Toto Cutugno».

Il dibattito si estende: dal nuoto agli sport invernali

La polemica innescata dalle parole del presidente FIGC non si è limitata all’atletica e al nuoto, ma ha coinvolto anche figure di spicco delle recenti Olimpiadi invernali. Il biatleta Tommaso Giacomel ha provocatoriamente affermato: «Se il calcio è professionismo, allora Sinner è un amatore. Avanti così». A lui si è aggiunto Pietro Sighel, che ha rincarato la dose: «Se può aiutare qualche calciatore, mi metto a disposizione per fare cambio».

Le dichiarazioni di Gravina hanno dunque innescato un dibattito trasversale che sta coinvolgendo l'intero sport italiano, evidenziando il profondo disagio e il senso di mancato riconoscimento che molti atleti provano rispetto al mondo del calcio.