Un episodio di presunto spionaggio interno scuote la Federazione Italiana di Atletica Leggera (FIDAL): una microspia è stata rinvenuta nell’ufficio del segretario generale, Alessandro Londi, presso la sede romana di via Flaminia Nuova. La scoperta ha immediatamente generato un clima di alta tensione e ha richiamato l'attenzione sui delicati equilibri interni alla federazione.
Il presidente della FIDAL, Stefano Mei, ha inizialmente cercato di stemperare gli animi, dichiarando di essere "tranquillo" per sé e per l'intera federazione. Ha precisato che la FIDAL non ha ricevuto denunce o esposti ufficiali, ma solo una "comunicazione interna" che lo avvisava della situazione.
Nonostante ciò, ha aggiunto di non avere "nient’altro da commentare" in merito all'accaduto.
La vicenda è venuta alla luce grazie all'allerta di alcuni dipendenti, insospettiti dalla presenza di un apparato di ascolto non adeguatamente occultato. La loro segnalazione ha portato all'intervento della polizia, che ha cristallizzato una situazione di forte disagio che, secondo alcune indiscrezioni, perdurava da mesi. Nonostante la gravità del ritrovamento, il consiglio federale svoltosi da remoto non ha affrontato l'argomento. Mei ha annunciato un prossimo ritorno a Roma per decidere "cosa fare", sottolineando che, "se è accaduto veramente qualcosa, tutto ciò avrà dei responsabili".
Le reazioni dei vertici e l'ombra dei veleni interni
Il segretario generale Alessandro Londi, direttamente coinvolto nel ritrovamento della cimice nel suo ufficio, ha scelto di non rilasciare dichiarazioni pubbliche, mantenendo un profilo riservato sulla questione. Anche il presidente Stefano Mei, che vanta un passato professionale nelle forze di polizia, ha ribadito la sua reticenza a commentare, affermando: "Preferisco non fare alcun commento".
La presenza delle forze dell'ordine all'interno degli uffici federali ha evidenziato la serietà dell'accaduto, sebbene, al momento, non risultino denunce formali depositate dai vertici della FIDAL. Un dirigente federale ha ammesso che la notizia si è diffusa "perché abbiamo visto i poliziotti nel palazzo", suggerendo una gestione interna della crisi prima di un'eventuale formalizzazione.
Il precedente del caso Equalize e i dossieraggi
Questo episodio non può essere isolato dal contesto di recenti tensioni e sospetti che hanno già interessato l'atletica italiana. Il ritrovamento della microspia richiama alla mente il cosiddetto caso Equalize, un'inchiesta che aveva fatto emergere presunti dossieraggi illeciti contro il campione olimpico Marcell Jacobs. In quella circostanza, Giacomo Tortu era stato coinvolto per aver presumibilmente tentato di raccogliere prove di doping attraverso un'agenzia investigativa.
L'attuale scoperta di un dispositivo di ascolto nell'ufficio di un alto dirigente federale riaccende i riflettori sulle dinamiche interne alla FIDAL e sulla possibilità di fratture profonde tra i suoi vertici.
La situazione rimane fluida, con la federazione in attesa di chiarimenti sulle responsabilità e sulle motivazioni dietro l'installazione della cimice, elementi che potrebbero portare a ulteriori e significativi sviluppi nelle prossime settimane.