Oleksandr Usyk ha difeso con successo i suoi titoli mondiali dei pesi massimi WBA, WBC e IBF in un incontro che ha tenuto col fiato sospeso contro Rico Verhoeven, icona del kickboxing. Il match, disputato ai piedi delle maestose piramidi di Giza in una cornice spettacolare, si è concluso con una discussa interruzione arbitrale, che ha permesso all'ucraino di mantenere le sue cinture dopo essere stato vicinissimo alla sconfitta.
L'evento, iniziato intorno all'una di notte ora locale, vedeva il campione ucraino, trentanovenne, come il chiaro favorito, soprattutto considerando che la sfida si svolgeva secondo le regole del pugilato.
Tuttavia, Verhoeven, alla sua seconda apparizione nel pugilato professionistico dopo ben dodici anni di assenza, ha sorpreso tutti. L'olandese ha saputo sfruttare la sua stazza e la sua forza fisica, mantenendo una pressione costante e rendendo il duello molto più arduo del previsto per Usyk. Nonostante l'ucraino abbia iniziato a prendere il controllo solo dal quarto round, l'equilibrio della contesa è rimasto precario fino alle battute finali.
Il controverso epilogo dell'incontro
Il momento decisivo è giunto negli ultimi istanti dell'undicesimo e penultimo round. Con un potente uppercut destro, Usyk ha mandato al tappeto Verhoeven. Nonostante l'olandese si fosse prontamente rialzato e apparisse in grado di proseguire, l'arbitro ha preso la controversa decisione di interrompere il match a un solo secondo dalla fine del round.
Questa scelta ha scatenato la rabbia e le proteste dall'angolo di Verhoeven e ha immediatamente alimentato un acceso dibattito tra gli appassionati di boxe.
La polemica è stata ulteriormente amplificata dai punteggi dei giudici: al momento dello stop, due di essi avevano il match in parità (95-95), mentre il terzo vedeva Verhoeven in vantaggio per 96-94, sottolineando quanto l'esito fosse incerto. Lo stesso Verhoeven ha etichettato la decisione come "prematura", affermando che avrebbe dovuto avere l'opportunità di concludere il round o di affrontare il dodicesimo. Dal canto suo, Usyk ha dedicato la sua vittoria al popolo ucraino, menzionando la difficile situazione che il suo Paese sta affrontando e un messaggio ricevuto dalla figlia, conferendo un significato più profondo al suo successo.
"Glory in Giza": un evento che fa storia e attira celebrità
L'incontro, soprannominato "Glory in Giza", si inserisce perfettamente nella recente tendenza degli scontri interdisciplinari nel mondo del pugilato, seguendo l'onda di eventi di grande risonanza come quelli che hanno visto protagonisti Francis Ngannou contro Tyson Fury e Anthony Joshua. La presenza di figure di spicco come Anthony Joshua e l'attore Jason Statham a bordo ring ha contribuito ad accrescere ulteriormente il prestigio e l'attenzione mediatica sull'evento.
Una vittoria di Verhoeven, considerato l'outsider, sarebbe stata senza dubbio una delle più grandi sorprese nella storia del pugilato, un risultato che avrebbe eguagliato o addirittura superato il celebre upset di Buster Douglas contro Mike Tyson nel 1990.
Con questo trionfo, Usyk estende la sua impressionante serie di imbattibilità a venticinque vittorie su altrettanti incontri, consolidando la sua posizione come uno dei protagonisti assoluti e indiscussi della categoria dei pesi massimi.