A Genova, durante l'assemblea della Uil, l'ex calciatore Beppe Dossena e il segretario generale del sindacato, Pierpaolo Bombardieri, hanno acceso i riflettori sulla delicata questione della gestione del Trattamento di Fine Rapporto (Tfr) dei calciatori professionisti, con particolare attenzione a quelli militanti nelle serie minori.

Dossena ha espresso forti preoccupazioni, dichiarando: «Abbiamo versato circa 350 milioni di euro in 50 anni. Non abbiamo ricevuto risposte chiare, non conosciamo le modalità di investimento dei nostri soldi e non abbiamo accesso a rendicontazioni dettagliate.

Chiediamo solo trasparenza per il bene di tutti». Il segretario Bombardieri ha garantito il pieno sostegno della Uil a questa battaglia, spiegando: «Ci stiamo occupando, insieme a Dossena e alla sua associazione, di comprendere la destinazione dei fondi Tfr dei calciatori, consegnati alle società». Ha inoltre evidenziato che «dietro il mondo spesso idealizzato della televisione, ci sono molti giovani, ragazzi e ragazze, che affrontano sacrifici, soffrono e sono spesso retribuiti in modo insufficiente, senza adeguate coperture in termini di sicurezza. È una tematica che riguarderà non solo l'ambito lavorativo, ma anche quello sportivo; stiamo analizzando attentamente la documentazione per definire una strategia efficace».

La questione del Tfr nelle serie minori e le somme “dormienti”

La problematica sollevata riguarda in modo specifico i professionisti che militano nelle serie B e nella Lega Pro, i quali spesso si trovano senza accesso a rendicontazioni chiare o a rivalutazioni degli accantonamenti previsti. Dossena ha denunciato anche il caso delle somme “dormienti”, fondi destinati alle famiglie dei calciatori deceduti. «Questa settimana abbiamo consegnato alla famiglia di uno dei defunti una somma che era rimasta giacente. Mi sembra anomalo che sia la nostra associazione a dover intervenire dopo ben 14 anni. Un'associazione preposta dovrebbe semplicemente alzare il telefono e contattare la famiglia», ha affermato l'ex calciatore, sottolineando una grave lacuna nel sistema.

Il dibattito sulla trasparenza del Fondo di Fine Carriera

Già nel mese di febbraio, circa duecento tra ex calciatori e allenatori avevano manifestato analoghe preoccupazioni, richiedendo la pubblicazione dei bilanci e una maggiore trasparenza nella gestione del Fondo di Fine Carriera. Tra i firmatari di questa istanza figuravano nomi noti come Viviano, Berthold e lo stesso Dossena, i quali reclamavano un accesso più agevole ai bilanci alimentati dai contributi versati dai calciatori.

In risposta a queste istanze, il presidente del Fondo, Leonardo Grosso, aveva replicato sostenendo che l'ente «ha sempre operato nella massima trasparenza», precisando che il bilancio è regolarmente sottoposto a revisione legale e che ogni iscritto ha la possibilità di consultare online la propria posizione in tempo reale, con un dettaglio completo delle somme maturate.

Questi elementi confermano che la richiesta di maggiore trasparenza non è un episodio isolato, ma si inserisce in un dibattito più ampio e strutturato sulla governance e sulle modalità di rendicontazione dei fondi destinati ai professionisti del mondo dello sport, evidenziando la necessità di chiarire ogni aspetto legato al Trattamento di Fine Rapporto dei calciatori.