Il tennista Lorenzo Musetti ha ufficializzato mercoledì la sua assenza dal prestigioso torneo di Wimbledon, in programma a fine giugno. La decisione, definita "non facile ma giusta", è stata dettata da un infortunio alla coscia rimediato durante il torneo di Roma, che gli impedisce di sostenere un programma di allenamento completo.

Nonostante i progressi nella riabilitazione e i risultati medici incoraggianti, Musetti ha spiegato di non aver ancora raggiunto la piena forma fisica necessaria per affrontare le sfide del campo. La sua priorità, come dichiarato, è tornare a competere al 100% delle sue capacità.

Le parole di Musetti sul ritiro

Attraverso i suoi canali social, il tennista ha voluto aggiornare i fan sul suo stato di salute: “Desidero aggiornarvi sul mio recupero dall’infortunio di Roma: la riabilitazione sta procedendo molto bene ed i risultati medici sono incoraggianti. Purtroppo, non avendo ancora iniziato una preparazione atletica completa, e dopo attenta valutazione, siamo giunti alla difficile conclusione che quest’anno non potrò competere a Wimbledon”. Ha poi aggiunto: “Non è una decisione facile, ma è quella giusta. La mia priorità è tornare in campo al 100%. Grazie per il vostro supporto costante. Ci vediamo presto”.

Implicazioni e sostituzione nel torneo

Il ritiro da Wimbledon segue di poco quello già annunciato per il Roland Garros, entrambi causati dal medesimo infortunio.

Questa serie di assenze sottolinea la serietà del problema fisico che sta affrontando Musetti. A prendere il suo posto nel tabellone principale del torneo londinese sarà Matteo Berrettini, finalista dell'edizione 2021, che farà così il suo rientro sull'erba più famosa del mondo.

La priorità: un recupero completo

La scelta di rinunciare a un appuntamento così importante come Wimbledon è stata frutto di un'attenta valutazione medica e tecnica. L'obiettivo primario di Musetti è garantire un recupero completo e duraturo, evitando rischi che potrebbero compromettere il suo rientro in campo. La sua riabilitazione procede positivamente, ma l'atleta non si sente ancora pronto per riprendere l'attività agonistica a pieno ritmo, privilegiando la salute e la piena competitività futura.