L'atleta Alex Schwazer è stato sospeso in via cautelare dalla NADA, l’Agenzia nazionale antidoping tedesca. La decisione è giunta dopo che un controllo ha rilevato la sua positività all’eritropoietina (Epo). Il test è stato effettuato al termine dei campionati tedeschi di marcia su strada. La presenza della sostanza vietata è stata confermata sia nei campioni di urina sia in quelli di sangue. L'agenzia ha prontamente avviato un procedimento disciplinare, trasmettendo la documentazione pertinente alla procura competente.
Il contesto della nuova sospensione
Il controllo incriminato risale al 26 aprile, durante i campionati tedeschi di marcia su strada. In quell'occasione, Schwazer aveva stabilito un nuovo record italiano sulla distanza della maratona di marcia (42 km) con un tempo di 3h01’55”. A seguito della riscontrata positività, la NADA ha disposto la sospensione temporanea dell’atleta e ha presentato denuncia alla magistratura, in conformità con la normativa antidoping vigente in Germania.
La reazione di Alex Schwazer e le sue dichiarazioni
In conferenza stampa, Alex Schwazer ha dichiarato con fermezza: “Io sono innocente, non ho assunto Epo e non ho assunto altre sostanze vietate.” Tuttavia, ha anche espresso una profonda stanchezza, aggiungendo: “Allo stesso tempo dico che questa volta non mi difenderò più.
Non ho più la forza e l’energia di farlo.” Nonostante questa affermazione, Schwazer ha annunciato la richiesta di controanalisi dei campioni A e B. Ha inoltre fatto presente che il suo allenatore ha conservato una terza provetta di urina, che l'atleta ritiene possa dimostrare la sua innocenza.
I precedenti casi di doping nella carriera dell'atleta
Questa vicenda rappresenta il terzo episodio di doping nella carriera agonistica di Alex Schwazer. Il primo caso risale al 2012, quando fu squalificato per positività all’Epo. Successivamente, nel 2016, risultò positivo a un controllo per steroidi, il che gli costò una squalifica di otto anni. La gravità della situazione attuale è accentuata dal fatto che, in caso di conferma della violazione, le normative prevedono la possibilità di una radiazione definitiva dall’attività agonistica. Si tratta di una misura severa, ma contemplata nei regolamenti antidoping in situazioni di recidiva.