Marco Ferdico, ex figura di spicco e in passato leader riconosciuto della Curva Nord dell'Inter, ha intrapreso un significativo percorso di collaborazione con la giustizia. La sua decisione è emersa nel contesto della complessa inchiesta denominata “Doppia Curva”, che lo ha visto coinvolto e arrestato in relazione all'omicidio di Vittorio Boiocchi. L'annuncio formale della sua scelta di cooperare con le autorità è stato reso noto presso la Procura di Milano, dove Ferdico ha partecipato a una serie di interrogatori cruciali, svoltisi tra la fine del mese di maggio e l'inizio di giugno, fornendo elementi utili alle indagini.

Le dichiarazioni e le ammissioni in Procura

Le prime importanti dichiarazioni di Ferdico risalgono al 27 maggio. In quell'occasione, l'ex capo ultras ha espressamente affermato: «Mi prendo le responsabilità e sono completamente colpevole». Tuttavia, ha voluto precisare la sua posizione riguardo alla famiglia della vittima, aggiungendo con fermezza: «Non chiedo scusa alla famiglia Boiocchi. Lo trovo ipocrita, non c’è scusa e non c’è perdono per quello che ho fatto». Queste parole, cariche di un significato profondo, hanno delineato immediatamente la natura della sua collaborazione. Tre giorni dopo, il 30 maggio 2026, Ferdico è stato nuovamente ascoltato dai pubblici ministeri milanesi Paolo Storari e Stefano Ammendola, affiancati dal collega della Direzione Nazionale Antimafia (Dna) Giovanni Musarò, in un'udienza che ha approfondito ulteriormente le sue ammissioni.

Il percorso di interrogatori è proseguito con altre audizioni, tenutesi il 9 e il 22 giugno, a testimonianza dell'importanza delle informazioni che Ferdico sta fornendo agli inquirenti.

Il quadro dell'inchiesta e le precedenti vicende

La collaborazione di Marco Ferdico si inserisce in un contesto investigativo già articolato. Ferdico era già stato arrestato in precedenza nell'ambito di un maxi blitz condotto dalla Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Milano, un'operazione che aveva portato alla sua condanna a otto anni di reclusione. La sua scelta di cooperare con la giustizia non è un caso isolato all'interno dell'ambiente della Curva Nord. Infatti, segue quella di Andrea Beretta, un altro ex leader dello stesso gruppo ultras, che aveva già precedentemente deciso di parlare con i magistrati, fornendo la propria versione dei fatti e contribuendo alle indagini in corso.

Queste collaborazioni rappresentano un elemento significativo per gli sviluppi dell'inchiesta “Doppia Curva”, che mira a fare piena luce sull'omicidio di Vittorio Boiocchi e sulle dinamiche criminali ad esso collegate.

Dettagli sulle ammissioni e la posizione legale

Le ammissioni di Ferdico non si limitano esclusivamente al contesto dell'omicidio di Boiocchi. Secondo quanto emerso, l'ex capo ultras avrebbe ammesso un suo ruolo nella pianificazione e nell'esecuzione di una rapina a mano armata avvenuta nel 2022 in provincia di Cremona, un colpo che fruttò un bottino stimato di circa 120mila euro. Nei verbali degli interrogatori, Ferdico ha inoltre fatto il nome di Daniel D’Alessandro, noto con il soprannome di “Bellebuono”.

D’Alessandro era stato arrestato in Bulgaria nell'ambito di un filone dell'inchiesta strettamente correlato all'omicidio di Boiocchi, evidenziando così una rete di collegamenti e responsabilità. Tuttavia, i legali di Ferdico hanno voluto precisare la natura della sua condotta, sottolineando che il loro assistito «si è semplicemente limitato ad ammettere alcuni addebiti che gli sono stati mossi, circostanza che non può in alcun modo essere equiparata a un ruolo di collaboratore di giustizia». Questa distinzione legale è fondamentale per comprendere la portata e le implicazioni della sua decisione di rendere dichiarazioni alle autorità.