Il dibattito sull'antidoping al Tour de France si arricchisce di una voce autorevole e, al tempo stesso, scomoda. Jonathan Vaughters, oggi team manager della EF Education-EasyPost ed ex corridore della tristemente nota US Postal di Lance Armstrong, è intervenuto sui social network con un'analisi senza filtri riguardo ai recenti test antidoping effettuati in piena notte ai danni dei protagonisti della Grande Boucle, tra cui Tadej Pogačar e Jonas Vingegaard.

Le sue parole, affidate a un post su X, offrono una prospettiva drammaticamente lucida che collega il ciclismo iper-tecnologico di oggi con gli anni più bui dello sport delle due ruote.

La "bomba" di Vaughters: l'efficacia dei test alle 2:00 del mattino

L'ex ciclista statunitense, che nel 1998 e 1999 fu compagno di squadra di Armstrong prima di ammettere l'uso continuativo di EPO nel corso della propria carriera e diventare un fermo oppositore del doping, ha promosso pienamente l'efficacia delle verifiche a sorpresa nelle ore notturne:

"Non pubblico spesso qui, ma vi lancio questa bomba: i test alle 2:00 di notte sono uno dei modi più efficaci per prevenire il microdosaggio di peptidi (EPO, hGH) e testosterone. Se l'UCI ci avesse testati alle 2:00 del mattino nel 2001? Allora saremmo stati tutti sospesi e lo sport sarebbe stato risparmiato da 25 anni di drammi."

Un'ammissione netta che spiega la logica scientifica dietro ai controlli serali e notturni: sorprendere gli atleti nella finestra oraria in cui le sostanze a breve emivita possono essere somministrate per non essere rilevate ai controlli del mattino o del dopo-gara.

Il peso del passato sui campioni di oggi

L'analisi del cinquantatreenne dirigente americano si sposta poi su una riflessione etica e sul senso di colpa generazionale. Se la presenza degli ispettori antidoping nelle camere d'albergo alle ore più impensate crea inevitabilmente fastidio e interrompe il prezioso recupero dei corridori, Vaughters sottolinea come i corridori attuali stiano ancora pagando il conto degli errori commessi a cavallo degli anni Duemila.

"È un dispiacere che Tadej e Jonas debbano pagare per le schifezze che abbiamo fatto", ha aggiunto il team manager della EF.

Credibilità in cambio di ore di sonno

Nonostante i disagi atletici che un risveglio forzato alle due di notte comporta nel pieno di un grande giro, Vaughters ritiene che il prezzo da pagare sia pienamente giustificato per tutelare l'immagine e la pulizia del ciclismo moderno:

"Vorrei perdere un po' di sonno in cambio di più credibilità.

Dovrei scusarmi sinceramente."

Una presa di posizione forte che riapre il dibattito tra il diritto al riposo degli atleti e la necessità di garantire controlli serrati. Ma per chi ha vissuto in prima persona l'epoca d'oro delle sostanze non rilevabili, la strada della trasparenza totale passa inevitabilmente anche per i sacrifici nel cuore della notte.