Per i sindacati appena il tempo di esultare, all'annuncio del taglio di 10 milioni di euro dell'Irpef dei lavoratori dipendenti, che arriva la doccia fredda di Confindustria. L'associazione degli industriali, attraverso il suo presidente Giorgio Squinzi, ha immediatamente fatto sapere a #Matteo Renzi di essere contraria alla destinazione del taglio all'alleggerimento delle buste paga dei dipendenti, rivendicando al taglio dell'Irap l'intera cifra.

Sarebbe, secondo gli imprenditori, una scelta che non va nella direzione del rilancio della ripresa e quindi dell'occupazione. Una decisione, quella di Renzi, dettata esclusivamente dalla ricerca di consenso nel breve periodo, essendo alle porte le elezioni Europee, primo banco di prova per il consenso popolare del Premier e della tenuta della coalizione di larghe intese.

Pressioni contrastanti

La posizione espressa dalla lobby industriale ha trovato sponda nel Nuovo Centrodestra, benché il suo esponente più impegnato nelle dinamiche di governo, Angelino Alfano, mantenga una posizione equidistante, limitandosi a confermare che nel Consiglio dei Ministri di mercoledì prossimo verrà presa una decisione senza precedenti e lasciando aperta la strada a interventi sia per le famiglie che per le imprese.

Per il momento la partita sembra ancora tutta da giocare, con l'unica certezza della necessità, da parte del Ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, di dover reperire i 10 miliardi necessari al taglio. I sindacati sostegono la posizione di Renzi, facendo rimarcare che, nella precedente manovra varata da Letta e Saccomanni, alle imprese sono andati 2,6 milioni di euro, mentre nelle buste paga ci sono stati effetti impercettibili di pochi euro al mese.

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Il pressing dei sindacati va ora nella direzione, sostenuta dal segretario della Uil Luigi Angeletti, dell'inserimento dell'intero taglio in busta paga in un'unica soluzione. Saranno, quelli da qui a mercoledì prossimo, tre giorni di schermaglie e pressioni, neanche tanto sotterranee. Dovremo attendere il varo del decreto, da parte del Consiglio dei Ministri, per sapere se a spuntarla saranno gli imprenditori o i sindacati.