Partirà in ritardo rispetto a quanto previsto la manovra del versamento del Tfr in busta paga. Infatti, la scelta dei lavoratori dipendenti di farsi versare il trattamento di fine rapporto nella busta paga è prevista dal Dpcm n. 29/2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dello scorso 19 marzo, la numero 65: pertanto l'entrata in vigore è prevista due settimane dopo, esattamente il prossimo 3 aprile. A partire da questa data, fa sapere l'inserto di Economia del Corriere della Sera di lunedì 30 marzo 2015, tutti i dipendenti del settore privato potranno scegliere di vedere accreditata nella propria busta paga la Quir, ovvero la Quota integrativa della retribuzione del Tfr, pari al 6,91% della retribuzione lorda.

E' importante sottolineare che la scelta è irrevocabile: nel caso in cui il lavoratore dia il suo assenso all'accredito in busta paga del trattamento di fine rapporto, non potrà più cambiare idea fino al 30 giugno 2018. E dunque, chi presenterà la domanda ad aprile, otterrà l'erogazione della quota di Tfr in busta paga solo a partire da maggio. Dovranno, invece, attendere agosto per la prima liquidazione i lavoratori delle aziende che abbiano meno di cinquanta dipendenti, con evidente disparità di trattamento dei lavoratori, anche se verranno accreditati gli arretrati.

Tfr, trattamento di fine rapporto in busta paga, conviene?

La scelta del versamento del trattamento di fine rapporto in busta paga deve essere fatta attentamente perché risulta penalizzante sia dal punto di vista fiscale che da quello previdenziale.

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Un recente studio del Caf Uil ha messo in evidenza come incassare mensilmente il Tfr fa pagare più tasse e fa perdere alcune detrazioni. Più nel dettaglio, il calcolo è effettuato su vari scaglioni di reddito annuo: considerando redditi annui di 23 mila e di 35 mila con Quir, rispettivamente, di 97 e 125 euro, aumenterà l'aliquota marginale Irpef. Chi guadagna 35 mila euro all'anno, pagherà l'Irpef al 38% anziché al 25,3% e ci rimetterà 300 euro; chi guadagna 23 mila euro pagherà l'Irpef con aliquota del 27% anziché del 23,9% con conseguente aggravio d'imposta di 50 euro.

Ma è ancora più evidente la mancanza di convenienza derivante dalla situazione per la quale il Tfr in busta paga farà aumentare il nuovo Isee e si perderanno gli sconti previsti per alcuni servizi, quali le mense scolastiche, gli asili nido, le tasse universitarie e quelle sui rifiuti. #Matteo Renzi