La Tari, tariffa rifiuti, si conferma come una tassa non equa in quanto il calcolo, in prevalenza, continua ad essere basato sulla superficie calpestabile delle unità immobiliari. Questo è quanto, tra l'altro, ha messo in evidenza l'Associazione Adoc nel chiedere di conseguenza equità nella determinazione della tariffa attraverso l'adozione di un regolamento unico. Questo perché, considerando per la Tari 2015 le tariffe applicate nelle grandi città, in accordo con un Rapporto del Servizio Politiche Territoriali del Sindacato della Uil, ci sono troppe differenze da un Comune all'altro. Nel dettaglio, l'importo medio nazionale per la Tari 2015 è stato di 321,44 euro ma con la differenza che a #Bologna, grande città dove la tariffa è più bassa, l'importo medio è stato di 228,50 euro contro i 449,65 euro di Cagliari, ovverosia quasi il doppio.

Ecco perché, pur sempre in relazione a quelli che sono gli usi dell'unità immobiliare, ed il tipo di attività svolta, a livello nazionale la determinazione della Tari a parità di condizioni dovrebbe essere unica, equa e basata sulla reale produzione di rifiuti. Secondo il Presidente dell’Associazione Adoc, per come si calcola adesso la Tari 'penalizza chi produce pochi rifiuti o adotta un sistema di raccolta differenziata rispettando tutti i canoni'. Ed oltre alle differenze da Comune a Comune per la Tari 2015, considerando la vecchia Tia/#TARSU nel 2012, ci sono pure corposi aumenti visto che si è passati su scala nazionale, con un rialzo del 24,1%, da 259,06 euro a 321,44 euro. Dal 2012 al 2015 l'aumento più vistoso della Tari è stato quello di Cagliari con un +84,3%, con a ruota Genova (+54,2%), Palermo (+37,5%), #Milano (+31%) e Firenze (+30,6%).

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Decisamente meno aspro è invece il confronto Tari 2015 con l'anno precedente visto che l'aumento medio su base nazionale è stato di appena lo 0,3% con un netto calo proprio a Cagliari (-6,4%), Palermo (-5,8%), Napoli (-2,8%) e Roma (-1,5%), e tariffa media invariata anno su anno nel Comune di Bari.