C'è chi dice che sia la conseguenza della crisi economica. Sta di fatto che tante aziende per non entrare nel baratro hanno deciso di "risparmiare sui costi", hanno cioè interrotto il versamento dei contributi INPS ai lavoratori. In questo articolo cerchiamo di capire come verificare se nel proprio estratto conto contributivo ci sono degli errori e come risolvere la situazione nel caso in cui il datore di lavoro non sia stato ineccepibile. 

I cosiddetti contributi fantasma sono aumentati vertiginosamente negli ultimi otto anni, tant'è che le statistiche parlano del raddoppio del debito accumulato dalle imprese nei riguardi dell'Inps: dal 2003 al 2011 si è passati da 33,3 miliardi a 66,3 miliardi di euro.

A questo punto il dubbio di rientrare tra i lavoratori più sfortunati arriva, anche perché sembra che questo genere di evasione sia generalizzato da Nord a Sud. 

Come controllare la propria posizione

Il lavoratore che voglia controllare se è tutto in ordine sul lato dei contributi INPS può tenere sotto controllo la busta paga e poi rivolgersi all'INPS, online o presso le sedi territoriali, richiedendo l'estratto conto. Nel momento in cui si scopre che il datore di lavoro non ha versato tutti i contributi bisogna fare due cose: verificare se i mancati versamenti dovevano essere fatti più o meno di 5 anni fa; mettere al corrente INPS e Agenzia delle Entrate dell'irregolarità per attivare i controlli. 

La prescrizione dei mancati contributi e le azioni possibili contro il datore di lavoro

Purtroppo bisogna rendersi conto del fatto che se i contributi INPS non versati risalgono a 5 anni prima, sono caduti in prescrizione per cui l'Istituto di Previdenza non può recuperarli e l'imprenditore non sa come versarli.

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A pagare le conseguenze di questa distrazione è il lavoratore che vede allontanarsi la finestra pensionistica. Si può comunque avviare un'azione legale? Gli esperti consigliano due strade possibili: l'azione giudiziaria e la domanda di riscatto. Il lavoratore, quindi, può sia citare in giudizio il datore di lavoro per chiedere il risarcimento danni sulla base dell'articolo 2.116 del Codice Civile, sua chiedere il riscatto dei periodi di lavoro "scoperti" secondo l'articolo 13 della legge 1338 del 1962 con rendita vitalizia o riscatto. La prima soluzione è consigliata soltanto se il danno si manifesta quando il lavoratore sta per andare in pensione, per via del fatto che i tempi della giustizia sono molto lunghi. Per il riscatto bisogna invece valutare costi e trafila da seguire, ricordando che la richiesta di riscatto si può fare anche quando si è già andati in pensione.