Il Garante della Privacy qualche giorno fa ha pubblicato nuove regole a tutela dei diritti del debitore per riconoscergli maggiori garanzie, specialmente se il recupero del credito viene affidato a società specifiche che agiscono tramite call center in via extragiudiziale. In tali ipotesi, infatti, il creditore deve comunicare alla società di recupero crediti solo informazioni indispensabili, quali i dati personali dei debitori, la somma dovuta e la causale. Allo stesso modo, stringenti divieti sono posti anche a carico delle società di recupero crediti che, quando raccolgono informazioni sul debitore o quando cercano di contattarlo, devono sempre usare una certa accortezza e prudenza.

Principali obblighi delle società di recupero crediti

Al centro dell’attività di recupero crediti deve essere posta la dignità personale del debitore. Di conseguenza, le società di recupero crediti devono evitare comportamenti che possano nuocere alla riservatezza. A tal proposito, il Garante della Privacy ha ritenuto illegittime le attività consistenti in visite a domicilio o sul posto di lavoro; le telefonate preregistrate senza l’intervento di un operatore. Sono da evitare anche le frequenti sollecitazioni telefoniche, le affissioni di solleciti di pagamento o di avvisi di mora sulla porta della casa del debitore, i plichi che recano la scritta "recupero crediti". Non è possibile, inoltre, parlare del debito contratto con altri soggetti, come i familiari o i colleghi di lavoro, esercitando indebite pressioni sul debitore.

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Le società di recupero crediti, nel momento in cui il debito viene estinto, devono provvedere a cancellare i relativi dati.

Diritti ed accortezze che può esercitare il debitore

Il debitore ha sempre un diritto insindacabile di accesso alle informazioni. In questo senso può rivolgersi al creditore e alla società di recupero crediti per opporsi al trattamento dei dati personali, chiedendo come siano venuti a conoscenza di informazioni che lo riguardano. Il debitore può anche mettersi al riparo da una futura richiesta di pagamento da parte di un potenziale creditore, specialmente quando ha già provveduto a pagare, conservando tutta una serie di documenti. Tutto ciò per evitare di pagare 2 volte e di incorrere in sanzioni e interessi in caso di contestazione del pagamento.

Fra i documenti che si devono conservare fino a 5 anni ci sono innanzitutto le ricevute relative ad assicurazioni e le rette delle mense scolastiche, specialmente quando sono state portate in detrazione nella dichiarazione dei redditi.

È preferibile osservare la stessa durata di conservazione anche per gli scontrini di medicinali. La ricevuta di pagamento del bollo auto è consigliabile conservarla per 4 anni. Per le cambiali i termini sono di 3 anni, così come per tutte le fatture e le parcelle, a riprova dell’avvenuto pagamento. Invece, il termine sale a 5 anni se il costo sostenuto è stato scaricato dalle imposte.

Andrebbero conservate per 6 mesi le ricevute emesse da strutture turistiche quali alberghi e pensioni. Fra i documenti da conservare per 5 anni ci sono anche i canoni di locazione, le bollette di luce, gas e telefono fisso, e le ricevute di pagamento relative alle rate dei mutui, alla Certificazione Unica (CU), le multe, le ricevute di pagamento di varie tasse (IMU,TASI, TARSU, TARES). Invece, si dovrebbero conservare per 6 anni i modelli dell’UNICO e del 730. In merito alle ricevute del Canone Rai e agli estratti conto bancari e postali, è bene tenerli stipati per 10 anni.