Una cosa che non si può fermare è il tempo ed i giorni cha mancano alla scadenza della presentazione delle istanze per la sanatoria dei debiti con il Fisco, stanno passando velocemente. Ne mancano circa 50 al 31 marzo 2017, il giorno scelto dal Decreto Fiscale, come quello ultimo per presentare il modello DA1 della rottamazione delle cartelle. Il paradosso tutto nostrano è che a pochi giorni dallo stop alle domande, la situazione è ancora poco chiara e molti contribuenti brancolano nel buio. Nonostante ripetuti chiarimenti e risposte alle domande più frequenti arrivate ad Equitalia, molti contribuenti sembrano essere tagliati fuori dalla sanatoria, in tutto o in parte.

Molti comuni ancora devono decidere

Della rottamazione delle cartelle, almeno dal punto di vista del funzionamento e degli sconti che offre, si sa tutto. In sintesi, bisogna aderire alla sanatoria, presentando il modello predisposto e reso disponibile da Equitalia, che si chiama DA1. Il modello va presentato tramite posta elettronica alla sede di Equitalia della zona di residenza del debitore entro il 31 marzo. Il contribuente sceglie quali cartelle rottamare e in quante rate (massimo 5) pagare il debito ricalcolato che eliminerà sanzioni ed interessi dal debito. Resteranno dovuti, il tributo oggetto della cartella, aggio, interessi per ritardata iscrizione e spese di notifica. In definitiva, un taglio anche del 40% di quanto dovuto effettivamente dal contribuente. Risultano agevolabili, tutti i ruoli (atti tipici di Equitalia) e le ingiunzioni di pagamento (atti di altri concessionari o enti) tra il 2000 ed il 2016.

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Per i ruoli di Equitalia che sono del 2016 ma che ancora devono essere comunicati ai contribuenti, il concessionario entro fine febbraio dovrebbe scrivere ai debitori, comunicando i ruoli già attivi ma ancora sconosciuti. In parole povere, la rottamazione vale per tutti i debiti fiscali, siano essi in carico ad Equitalia o no. I problemi però sembrano nascere da cartelle e multe per cui viene chiesto il pagamento in maniera alternativa al classico ruolo di Equitalia. In circa 5.000 comuni italiani, le giunte non hanno ancora deciso se aderire alla sanatoria. In pratica, non hanno deciso se accettare di concedere gli sconti previsti dal decreto, ai debiti che i propri concittadini hanno e che loro (i comuni) sono soliti incassare con le ingiunzioni di pagamento anziché con Equitalia.

Una sanatoria anomala

Come riporta il “Fatto Quotidiano” dell’8 febbraio, i cittadini sono uguali di fronte alla Legge, ma non di fronte al Fisco. Infatti, i cittadini di questi comuni, non sanno ancora se potranno sanare i debiti extra Equitalia.

Molti comuni, hanno utilizzato in passato Equitalia per poi passare ad altro. Il cittadino adesso non sa quali debiti potranno essere sanati. Molti comuni non hanno aderito alla sanatoria ed hanno già deliberato il diniego (la scadenza delle delibere era il 1° febbraio). Proprio in questi comuni nascono i problemi dei debiti che per un certo periodo sono stati ceduti ad Equitalia e successivamente passati alle ingiunzioni. Esistono già richieste di proroga da parte dei comuni in ritardo con le delibere, ma l’approssimarsi della scadenza del 31 marzo e della successiva del 31 maggio (la data entro la quale Equitalia dovrà rispondere alla richiesta di adesione dei contribuenti), fanno pensare che se proroga sarà concessa, sarà quella per le delibere dei comuni, ma non per l’invio del DA1. Ad oggi, elenchi dei comuni che hanno aderito o che non lo hanno fatto, non ce ne sono ed ogni contribuente, dovrà chiedere numi al proprio Ufficio Tributi. Tutto questo, in aggiunta all’apparato tecnico della sanatoria che è accompagnato da scetticismo e dubbi. Una sanatoria che sembra favorire chi dispone delle liquidità necessarie per far fronte a pagamenti in tempi brevi (l’ultima rata a settembre 2018), cioè i grandi debitori, rispetto ai piccoli indebitati di necessità, cioè quelli senza soldi per chiudere le pendenze con il Fisco.