Le fatture elettroniche emesse dalle aziende italiane che operano con la Pubblica Amministrazione non potranno più essere rifiutate indiscriminatamente dall'amministrazione interessata attraverso il Sistema di Interscambio. La Conferenza Unificata, infatti, sta riesaminando le regole del Decreto Ministeriale n°55 del 3 aprile 2013 anche alla luce delle indicazioni e dei suggerimenti pervenuti dal tavolo tecnico di coordinamento sulla FE.

L'obiettivo del legislatore italiano

Da questo esame si è data soluzione ad una vecchia questione che si trascinava, oramai, da diverso tempo.

Tanto è vero che la questione era stata affrontata direttamente in Parlamento con la proposizione di uno specifico emendamento al Decreto legge 119/2018. L'emendamento proposto dal legislatore aveva, infatti, il precipuo scopo di indicare tassativamente le cause che consentono alle varie propaggini della Pubblica Amministrazione, siano essi Ministeri, Province, Comuni ma anche Asl, di rifiutare la fattura elettronica.

l'emendamento dell' Esecutivo mirava anche ad indicare precisamente quali modalità devono essere adottate dalla Pubblica Amministrazione per comunicare il rifiuto al cedente o prestatore.

Le nuove regole sullo scarto delle FE

Innanzitutto, lo schema di regolamento introduce un'importante novità. Lo scarto della FE da parte della Pubblica Amministrazione interessata non sarà più consentito se gli elementi informativi contenuti nel documento digitale possono essere corretti attraverso delle note di variazione.

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Pubblica Amministrazione Tasse

Nello specifico, secondo quanto previsto dall'articolo 26 del Dpr 633/1972, le fatture elettroniche già emesse possono essere corrette in tre diversi casi. In primo luogo se l'operazione commerciale è destinata a venire meno in tutto o in parte. In secondo luogo, se viene ridotto il reddito imponibile. E, infine, se sono presenti eventuali errori di compilazione o di registrazione.

Come accennato lo schema di regolamento rende obbligatorio per la Pubblica Amministrazione interessata l'indicazione del motivo di rifiuto.

Questa deve essere inserita nello spazio dedicato alla "notifica esito committente" ed inviata attraverso lo SdI. Le cinque cause di rifiuto da parte della Pubblica Amministrazione sono tassativamente queste: In primo luogo, se la fattura si riferisce ad un'operazione non realizzata verso la PA che riceve il documento digitale. In secondo luogo, se viene omesso o indicato erroneamente il Cig o il Cip, cioè i codici di gara e progetto.

In terzo luogo, se viene omesso o indicato erroneamente il Codice di Repertorio per quanto riguarda dispositivi medici e farmaci. In quarto luogo, sempre per quanto riguarda i farmaci, l'omessa o errata indicazione dell'Autorizzazione all'Immissione in Commercio. In ultimo, la fattura può essere rifiutata se viene omessa o indicata erroneamente la data e il numero della "determinazione dirigenziale" di impegno di spesa per le fatture elettroniche emesse nei confronti di regioni, province, comuni o altri enti locali.

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