Quando si sente pronunciare la parola "droni", la prima cosa che solitamente viene in mente sono gli aerei senza pilota ampiamente utilizzati in campo militare come armi o come mezzi di spionaggio, oppure quei piccoli elicotteri utili per fare video e foto, che troviamo nei supermercati. Eppure quando questa Tecnologia è stata ideata, il suo scopo doveva essere principalmente quello di aiutare l’uomo in una vasta gamma di mansioni e settori. D'altronde si sa che l’implementazione della tecnologia ha bisogno di denaro, e quello di certo non manca all'industria militare e neanche a quella dell’intrattenimento.

Da qualche anno però, qualcuno ha pensato di tornare agli importanti obiettivi di applicazione originari. Questa tecnologia potrebbe essere impiegata in contesti come quelli africani, per ovviare alla carenza di infrastrutture, e alle difficoltà di accedere ai servizi di base per gran parte della popolazione, in particolare quelli di tipo sanitario. A pensarci sono stati i membri della startup californiana Zipline, guidati dal suo ideatore Keller Rinaudo, appena trentenne. Oltre ad aver ottenuto il primo appoggio finanziario (800mila dollari) dal colosso americano delle spedizioni Ups, ha potuto usufruire anche del sostegno dei "giganti" di internet come Google, Yahoo e Microsoft (i quali non possono sperimentare le spedizioni via drone nei loro paesi d’origine, per via della legislazione in vigore), pari a 7 miliardi di franchi Cfa (poco meno di 12 milioni di dollari).

Nulla sarebbe partito però, senza aver ottenuto il beneplacito del Rwanda, ed in particolare l’interesse del suo presidente, Paul Kagame. Grazie ad un progetto avviato nell’ottobre del 2016, la nazione della regione dei Grandi Laghi nell’africa centrale - il cui nome è tristemente associato al genocidio del 1994 - sarà la prima realtà del pianeta ad ospitare un aeroporto per droni da trasporto sanitario.

Si tratta di una rete di pony express volanti che trasporteranno farmaci e sacche di sangue nelle zone più remote del paese. La conferma che i lavori sono già in corso e che termineranno nel 2020, è stata data in questi giorni dal governo di Kigali, ed era stata già anticipata dal patron della Zipline, Rinaudo, durante il Forum economico mondiale sull’Africa 2017 che si è tenuto a Durban all'inizio del mese.

Quale sarà il compito dei droni?

Raggiungere in breve tempo persone che hanno bisogno di aiuto in molte zone rurali e isolate dell’Africa, è un’impresa molto spesso impossibile a causa della mancanza di collegamenti e di infrastrutture, specie durante la stagione delle piogge. Operatori sanitari e umanitari sono costretti ad affrontare lunghi viaggi via terra e, troppe volte, arrivare in tempo fa la differenza tra la vita e la morte. Anche se il Rwanda è tra i paesi più sviluppati del continente africano, c’è ancora molto da fare nella sanità: oggi, ad esempio, il 25% delle morti per malaria è dovuto alla mancanza di sacche di sangue per trasfusioni, e la mortalità materna dovuta ad emorragie è fra le più elevate al mondo secondo l’Oms.

I droni della Zipline sono dei piccoli aeroplani di 12 kg che vengono fatti decollare tramite una catapulta, e riescono a volare fino ad un'altezza massima di 152mt. Guidati da un sistema Gps, hanno un raggio di azione di 75 km, e possono trasportare in qualsiasi condizione meteo fino a 1,5 kg di materiale, che viene paracadutato quando giungono nei pressi degli ospedali. Secondo il progetto, il droni-porto che verrà realizzato grazie alla collaborazione dell’Istituto Federale di Tecnologia di Losanna insieme al noto architetto inglese Norman Foster, creerà collegamenti con almeno 45/50 strutture sanitarie, dando la possibilità ai dispositivi tecnologici di effettuare fino a 150 consegne, con tempi massimi di 15 minuti ciascuna.

Attualmente sono in corso dei test presso la base di Zipline a Muhanga (ovest di Kigali), che è già riuscita a toccare circa 20 ospedali.

Si tratterebbe, dunque, di un'innovazione nel mondo dei trasporti molto utile all’Africa e, per questo motivo, si sta cercando di valutare anche altre possibilità: ad esempio, l'impiego dei droni nelle miniere potrebbe salvare molte vite, mandandoli in avanscoperta per verificare la pericolosità di determinati ambienti o passaggi, o inviandoli per soccorrere lavoratori in difficoltà. Anche nei parchi naturali muniti di telecamera aiuterebbero a implementare i sistemi di sorveglianza contro il bracconaggio su territori molto estesi.

I punti critici però sono ancora molti: si va da limiti di natura tecnica - come la durata delle batterie e la scarsa capacità di carico - fino all’impatto che questa nuova tecnologia potrebbe avere sulla popolazione africana. Per esempio, soprattutto nell'Africa rurale, alcune popolazioni, vedendo questi strani oggetti passare sulle loro teste, potrebbe scambiarli per una stregoneria.

Rwanda: "startup nation africana"

A Kigali non possono fregiarsi del titolo di prima nazione africana ad aver fatto uso di droni in ambito sanitario, perché quasi in contemporanea (aprile 2016), in Malawi, l'Unicef ha sperimentato il ricorso ai dispositivi volanti per ridurre i tempi di attesa dei risultati dei test Hiv sui bambini che vivono nelle zone rurali.

Di sicuro però, quello guidato da Kagame, è stato il primo paese ad aver sponsorizzato e ad aver dato fiducia ad una startup privata; un mecenatismo che non è casuale.

Il Rwanda, infatti, è considerato uno degli Stati che ha investito di più nello sviluppo tecnologico. Già oggi Kigali, pur tra mille contraddizioni, è considerata la capitale più connessa del continente, grazie alla diffusione capillare di internet. Non a caso, proprio qui si è tenuta la conferenza "Transform Africa", per lanciare il progetto Smart Cities Blueprint, con il quale si vuole esportare il know-how in Africa. In strade, alberghi, ristoranti, trasporti e spazi pubblici è presente il wifi gratuito, e anche l’amministrazione pubblica sta sperimentando una profonda digitalizzazione di alcuni procedimenti come il pagamento delle tasse o il rilascio di permessi.

Questa rivoluzione digitale è stata voluta direttamente da Paul Kagame, il quale ha capito che l’asfittica economia del piccolo paese andava diversificata se si volevano evitare altre crisi interne. La speranza però, è che il drone non venga usato anche per fini militari dal governo (regime) del Rwanda, sul quale aleggiano molte ombre, soprattutto nelle relazioni con gli "acerrimi" vicini del Burundi e della Repubblica democratica del Congo.

Nel frattempo la Zipline ha comunicato di voler espandere ulteriormente il suo progetto, arrivando entro il 2018 in altri Paesi, in particolar modo in Kenya (che a giugno ospiterà la Drones East Africa Conference).

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