Si chiama Alessandro Cardini, ricercatore dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) nella sezione di Cagliari, ed è il responsabile nazionale Italiano dell'esperimento LHCb, che recentemente ha scoperto la particella Xi – il cui nome esatto è “Xi_cc_++” - dove coordina l'attività dei 135 fisici italiani coinvolti nell'esperimento.

La brillante carriera di Cardini

Classe 1965, originario di Lodi, ha studiato Fisica all'Università di Pisa dove si è laureato ed ha svolto successivamente il Dottorato di Ricerca in Fisica.

"Dopo tanti anni di vagabondaggio di studio/lavoro -racconta il ricercatore - in giro per il mondo. E sono contento di avere finalmente trovato un posto che posso chiamare casa mia''.

È molto soddisfatto per la scoperta della particella. Dice il ricercatore: "Come le altre che abbiamo fatto in questi anni, mi riempie di orgoglio, e mi da sempre una continua motivazione per continuare il mio lavoro di ricerca. E sono sicuro che questo e' lo stesso che sentono i miei colleghi".

La particella Xi scoperta in questi giorni è stata teorizzata, ricercata a lungo in passato e solo ieri osservata.

È un barione, particella costituite da 3 quark con una particolarità. Spiega il responsabile dell’esperimento: “La differenza tra una Xi e un protone è il fatto che nella Xi due dei quark siano pesanti, pesanti cioè più' di 1000 volte dei quark leggeri, quelli contenuti nella materia ordinaria". Lo studio di questa particella permetterà di approfondire e di verificare la teoria della forza forte, la "cromodinamica quantistica" abbreviata in QCD. “Quella forza forte – specifica il ricercatore – che tiene i quark insieme e permette quindi di creare la particelle di cui siamo fatti, neutroni e protoni per l'appunto”.

Quella che viene definita la “la forza che tiene insieme la materia dell'universo”.

L'esistenza di questa particella è stata prevista dalla QCD che ipotizza l’esistenza anche di alcuni "fratelli". Dice il ricercatore: “Siamo già alla ricerca della particella chiamata "ccd" e della "ccs" gli altri due “fratelli” ipotizzati”.

Il ruolo della Sardegna

L'INFN di Cagliari è stato uno dei gruppi fondatori dell'esperimento LHCb, iniziato alla fine degli anni 90. “Inizialmente abbiamo lavorato alla realizzazione dei rivelatori – ha detto il responsabile nazionale – e dell'elettronica del rivelatore di muoni dell'esperimento”. Durante l’esperimento il gruppo LHCb di Cagliari, “costituito da ricercatori sia dell’INFN che dell'Università di Cagliari – specifica il responsabile – si è occupato delle operazioni di presa dati e dell'analisi dati. In particolare hanno lavorato alla ricerca di decadimenti rari, dello studio delle collisioni tra ioni pesanti e anche alla "fisica del charm", cioè lo studio di particelle che contengo per l'appunto il quark "c". E' all'interno di questo gruppo di lavoro che e' stata scoperta la Xi”.

Un vero lavoro si squadra. Non c’è un vero e proprio padre della scoperta.

Anche se direttamente non siamo stati noi italiani a svolgere questa particolare analisiracconta il ricercatoretutti i calcoli, ci sono centinaia di ricerche che procedono in parallelo in tutto l'esperimento, sono comunque frutto della collaborazione tra tutti i partecipanti all'esperimento, nei dati analizzati c'è il contributo diretto e misurabile di ognuno di noi, da chi ha costruito il rivelatore, a chi lo fa funzionare, a chi lo calibra e ne mette i dati a disposizione. Un vero lavoro di squadra!”

Prospettive

La scoperta della particella Xi non è dovuta al caso, o figlia di un esperimento fine a se stesso.

Ma fa parte di una serie di esperimenti che ci permetteranno a scoprire sempre di più e meglio le leggi che governano l’universo. Il gruppo LHCb di Cagliari continuerà a giocare un ruolo chiave nell'esperimento LHCb negli anni a venire. Oltre a continuare a lavorare su analisi alla ricerca "di nuova fisica", la fisica che potrebbe esistere oltre a quella che il Modello Standard prevede, i ricercatori cagliaritani sono pesantemente coinvolti nell'upgrade dell'esperimento, per il quale stanno costruendo una nuova elettronica per il rinnovato rivelatore di muoni.

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