Il 16 giugno del 2016, a Chicago, Antonio Perkins 28 anni, veniva ucciso con un colpo di pistola in diretta su Facebook. Solo due giorni dopo, un manager della società di Menlo Park, Andrew Bosworth (soprannominato Boz) scriveva, ai sui colleghi, un post dal titolo «The Ugly» dal contenuto inquietante. Noi abbiamo il potere di connettere le persone e questo può essere una cosa positiva, se si usa il social in maniera positiva. Grazie a noi la gente può trovare anche l'amore. Oppure, possiamo salvare qualcuno che sta pensando di suicidarsi. Può anche essere che il social venga utilizzato in maniera negativa e, questo, può trasformalo in una cosa negativa.

Qualcuno, ad esempio, può essere vittima di bullismo, oppure qualcun altro potrebbe morire durante un attacco terroristico organizzato con i nostri strumenti. Poi, Bosworth, conclude che "la verità", per quanto possa essere dura, "è che noi crediamo a tal punto nella necessità di connettere individui che, de facto, qualsiasi cosa ci permette di farlo è di per se positiva".

Le parole del manager di Facebook, alla luce del recente scandalo Datagate, pare lasciar capire che i vertici del celebre social network abbiano deciso di crescere sempre e comunque, nonostante eventuali rischi per gli utenti.

Il fine giustifica i mezzi o semplice provocazione

Il documento firmato da Bosworth è stato scovato e reso noto da Buzzfeed - celebre sito web d'informazione - due anni dopo la sua pubblicazione, proprio mentre Facebook, il social network, con più di 2 miliardi di utenti, pare in piena crisi (non solo d'identità, ma anche di modello di business).

Crisi, decisamente profonda, che è iniziata proprio con le critiche alla gestione dei contenuti postati e, poi, dei dati utente.

Boz, dal 2006 uomo di fiducia di Mark Zuckerberg, è un ingegnere approdato in Facebook dopo un'importante esperienza alla Microsoft. E' stato uno dei primi a mettere le mani sul News Feed e pure lo stesso Zuck, prendendo le distanze dal post, lo descrive come "un leader talentuoso, ma provocatorio".

Bosworth non rinnega quanto scritto, ma si difende dicendo che non si sentiva d'accordo con il contenuto del memo neppure nel momento in cui lo stava scrivendo. Non voleva dire che il fine giustifica i mezzi. Infatti, continua "volevo solamente lanciare una provocazione". Il manager riconosce poi che il post in questione è stato decisamente impopolare anche se il dibattito che ha scatenato ha consentito all'azienda di Menlo Park di rimodellare i suoi strumenti.

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